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Per il Dottorato in medicina
una scuola a costo zero
(che funziona molto bene...)

Lunedì 9 gennaio 2023 circa 5 minuti di lettura In deutscher Sprache
Tre studentesse della Scuola di dottorato in scienze biomediche dell’Università della Svizzera italiana appendono i poster dei loro progetti di ricerca durante il BioMed PhD Day 2022, organizzato al Campus Est di Lugano (foto di Chiara Micci / Garbani)
Tre studentesse della Scuola di dottorato in scienze biomediche dell’Università della Svizzera italiana appendono i poster dei loro progetti di ricerca durante il BioMed PhD Day 2022, organizzato al Campus Est di Lugano (foto di Chiara Micci / Garbani)

Massima flessibilità, sul modello dell’ETH e dell’Università di Berna. Sono 65 gli studenti accolti finora. Molti di loro hanno partecipato al “BioMed PhD Day” organizzato nelle settimane scorse al Campus Est di Lugano
di Paolo Rossi Castelli

Continua a essere a costo zero, per l’Università della Svizzera italiana (USI), la Scuola di dottorato in scienze biomediche, che finora ha accolto 65 studenti, in arrivo da 15 nazioni diverse, comprese Cina, India e Messico. Non male per una scuola che esiste solo da 5 anni. Com’è possibile questo piccolo/grande miracolo? Come si può far crescere, cioè, senza finanziarla, una scuola prestigiosa, con sette specializzazioni (immunologia, oncologia, neuroscienze, scienze cardiovascolari, scienze farmacologiche, salute pubblica e biomedicina computazionale)?
Per sciogliere questo mistero bisogna fare un passo indietro e spiegare chi sono gli studenti (i dottorandi). Hanno già tutti una laurea nel settore delle Scienze della vita (medicina, biologia, chimica, farmacia) e intendono avviarsi lungo il percorso della ricerca scientifica, per trasformarlo in una professione, oltre che in una passione. L’iter è lungo e molto impegnativo e dura almeno tre anni, terminati i quali si ottiene, appunto, il dottorato, se l’esito della discussione della tesi è positivo. Poi comincia l’attività da “post-doc” e solo pochissimi riusciranno a diventare, alla fine, direttori di un laboratorio.

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A differenza di quello che avviene in altri atenei e in altri Paesi, l’USI non prevede compensi per i dottorandi (ecco perché la Scuola è a costo zero...), che lavorano già tutti nelle principali strutture di ricerca presenti in Ticino, e ricevono da questi enti lo stipendio: IOR, IRB, EOC, Istituto Eulero (USI) e Istituto di salute pubblica (USI). La Facoltà di Scienze biomediche deve sostenere soltanto le spese della segreteria (che però lavora anche per il corso di laurea - il Master - in scienze biomediche) e quelle strettamente organizzative, mentre i docenti che partecipano alle attività della Scuola di dottorato ricevono già un salario per le loro attività didattiche all’interno dell’Università.

«È un modello molto simile a quello delle scuole di dottorato dell’Università di Berna e del Politecnico federale di Zurigo (ETH) - dice Alain Kaelin, coordinatore della Commissione che gestisce i corsi di dottorato. - In pratica, è un servizio che offriamo agli studenti e ai group leader degli istituti di ricerca, all’insegna della massima flessibilità». Il Cantone non interviene, e anzi risparmia, da quando è attiva la Scuola, perché ogni dottorando che prima veniva mandato presso altre università fuori dal Ticino costava circa 50.000 franchi l’anno alle casse cantonali (questo rimborso non viene invece versato all’USI).

Ma quali sono le procedure per iscriversi a questa Scuola, che nelle settimane scorse, durante il “BioMed PhD Day 2022” organizzato al Campus est di Lugano, ha presentato numeri lusinghieri e ha offerto agli studenti la possibilità di illustrare i progetti avviati?

«I percorsi possono essere diversi - spiega Kaelin. - Il caso più frequente, comunque, è quello di un direttore di laboratorio (un group leader) che mette a concorso, per così dire, un posto di dottorato, dopo avere ottenuto un finanziamento dal Fondo nazionale svizzero (o da altri enti) per una determinata ricerca. Se quel finanziamento gli permette di stipendiare un dottorando per 3 anni, cerca il giovane ricercatore che gli sembra più adatto, lo coinvolge nel progetto e gli propone anche l’opportunità di conseguire il dottorato  (passaggio fondamentale per chi vuole poi proseguire la carriera di ricerca). Infine sottopone alla Commissione della Scuola di dottorato la candidatura, e noi controlliamo che tutto sia in ordine».

Quali sono, più in dettaglio, questi controlli?

«Verifichiamo che il progetto di dottorato sia di qualità, e che il finanziamento venga garantito per tre anni. In più esaminiamo le competenze del ricercatore senior che dovrà seguire il progetto del dottorando e la sua tesi finale (non tutti possono diventare direttori di tesi). Ovviamente esaminiamo anche la posizione del dottorando, a partire dal suo titolo universitario, con molta attenzione, pur non facendo i poliziotti… Controlliamo anche che vengano rispettate le regole del Fondo nazionale per i compensi, evitando gli abusi: sono previsti circa 200.000 franchi per tre anni».

Se tutto va bene, come procede poi il percorso di formazione e di ricerca?

«Lo studente deve ottenere un numero stabilito di crediti, per quanto riguarda i corsi da frequentare. Ma ha anche tre importanti “milestones” (passaggi fondamentali) da superare, nell’ambito della ricerca. Per la precisione, alla fine del primo anno deve presentare una “review” del suo lavoro, che va approvata dalla Commissione. In questa fase è ancora possibile introdurre eventuali cambiamenti. Dopo la conclusione del primo anno, invece, il progetto diventa immodificabile e deve essere portato a termine così com’è.
Durante il secondo anno è prevista una review “di mezzo”, supervisionata da un esperto, che - anche in questo caso - deve ricevere il via libera della Commissione.
Il terzo “passaggio”, infine, è la difesa della tesi, conclusi i tre anni, al cospetto di un rappresentante della Scuola (che controlla la qualità) e di esperti esterni».

La parola “scuola” fa pensare alle classiche lezioni, ma le cose non sono davvero così...

«Abbiamo, come dicevo, un sistema molto flessibile. Lo studente deve ottenere una serie di crediti, ma ha molta libertà, nella scelta dei corsi. Anche le presentazioni delle proprie ricerche ai congressi, fra l’altro, danno “punteggio”. Noi controlliamo, naturalmente, la qualità delle scelte di ogni dottorando e la coerenza, ma non lo obblighiamo a seguire un iter preconfezionato. Non gli chiediamo neppure di frequentare necessariamente i corsi organizzati dall’USI. I dottorandi sono liberi di optare anche per quelli di altri atenei, svizzeri o internazionali, se l’USI non li offre (perché, magari, sono ultraspecialistici), o anche se sono ritenuti più pertinenti».

In questa concorrenza fra università c’è anche il caso più "estremo": quello di giovani ricercatori che lavorano in istituti ticinesi ma, per il dottorato, preferiscono iscriversi alle Scuole di atenei della Svizzera tedesca o francese (come accadeva, d’altronde, prima che nascesse la Scuola dell’USI)...

«Sì, ovviamente la libertà di scelta è garantita. Ma è anche uno stimolo, per noi, a diventare sempre più bravi e “attraenti”...»