Lugano

Festa, orgoglio, abbracci
per i primi 47 medici
diplomati al Master dell’USI

Lunedì 18 dicembre 2023 circa 6 minuti di lettura In deutscher Sprache
L’"alumna" Rahel Schmidt ha parlato a nome di tutti i neomedici (foto di Chiara Micci / Garbani)
L’"alumna" Rahel Schmidt ha parlato a nome di tutti i neomedici (foto di Chiara Micci / Garbani)

Aula magna affollata dai neodottori, ma anche da molti docenti. «Celebriamo uno dei più importanti progetti della nostra università» - ha detto la rettrice Luisa Lambertini. Ospite d’onore Ignazio Cassis
di Paolo Rossi Castelli

Grande eleganza, cori da stadio, forte emozione: la cerimonia organizzata nell’Aula magna dell’Università della Svizzera italiana a Lugano per i primi 47 ragazzi e ragazze che hanno ottenuto il diploma di Master in medicina all’USI (e superato brillantemente anche gli esami federali), è ruotata tutta intorno a questi tre "ingredienti", il 15 dicembre, con un mix insolito - perché in genere le donne in abito lungo e gli uomini in smoking, nella sala convegni di un ateneo, non fanno la “ola”... Ma questa in realtà era una festa, “travestita” da cerimonia ufficiale. E un forte desiderio liberatorio, dopo lunghi anni di studio e centinaia di ore in ospedale, ha spinto 47 cervelli felici, accompagnati da un gran numero di familiari e conoscenti, a sottolineare con applausi scroscianti, grida, fischi di gioia normalmente riservati ai cantanti o ai campioni sportivi, i nomi degli stessi neomedici, citati uno per uno durante la consegna delle buste dell’USI con tre regali simbolici (una penna per lasciare una traccia di quanto imparato, una rosa bianca come segno di bellezza, purezza e forza d’animo, e un sasso della Vallemaggia, simbolo delle radici dell’Alma Mater). Ma un trattamento da star è stato riservato anche ad alcuni professori che hanno accompagnato, durante i tre anni del Master, il cammino dei neomedici.

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Una cerimonia plurilingue, con i due conduttori (talentuosi come persone di spettacolo, e non solo come dottori...), Sarah Staehelin e Andi Gashi, che parlavano in inglese, e i relatori che hanno utilizzato anche l’italiano, il tedesco e un pizzico di francese, visto che la cerimonia/festa era in Ticino ma la maggior parte delle persone in sala arrivava da Zurigo, Basilea e da altre città della Svizzera interna. In particolare, molti studenti (anzi, ormai ex-studenti) avevano frequentato i primi tre anni del corso di laurea in medicina (il bachelor, non presente in Ticino) al Politecnico di Zurigo o all’Università di Basilea, e si erano poi trasferiti nel nostro cantone per gli ultimi tre anni (il Master, appunto). 

Un Master nuovo di zecca, che è stato avviato nel settembre del 2020, e si è concluso nell’estate 2023, con gli esami federali organizzati per la prima volta anche a Lugano, in contemporanea con tutte le altre facoltà di medicina svizzere. E i risultati hanno dato ragione a chi si è battuto a lungo in passato, fra moltissime difficoltà, per creare una Facoltà di medicina anche a Lugano: i 47 neomedici dell’USI hanno infatti ottenuto, all’esame federale, i voti più alti di tutta la Svizzera, insieme ai colleghi di San Gallo. Esperimento riuscito, dunque, al termine di una “rivoluzione” che per la prima volta ha portato in terra ticinese studenti di medicina che arrivavano da Oltre Gottardo: un’inversione di tendenza storica, possiamo dire, dopo un lunghissimo periodo in cui era accaduto invece il contrario, con gli studenti ticenesi che dovevano emigrare verso le università della Svizzera tedesca. 

«Cari dottori, celebriamo uno dei più importanti progetti della nostra università - ha esordito la rettrice Luisa Lambertini, aprendo la cerimonia. - Un momento di festa fortemente desiderato dagli studenti, e anche da noi. Devo ringraziare chi ha lavorato prima di me per ottenere questo risultato. Quando venne inaugurata l’USI, nel 1996, il consigliere di Stato Giuseppe Buffi disse che la creazione della nostra Università era un atto d’amore per tutta la Svizzera. E questo si ripete anche oggi, con il vostro arrivo alla prefessione: un regalo del Ticino all’intera Svizzera, che tuttora soffre di una forte penuria di medici formati entro i confini nazionai».

Ha aggiunto Giovanni Pedrazzini, decano della Facoltà di scienze biomediche, accolto con un boato da star: «Wow, che giornata fantastica! Una fiaba bella e moderna, dove il Ticino ha lavorato insieme verso un obiettivo comune. All’inizio, molti anni fa, quando si era cominciato a parlare di una possibile Facoltà di medicina all’USI, non avevamo che qualche idea, sostenuta però dall’entusiasmo e dalla determinazione, per fare il meglio del nostro meglio. Sognavamo l’eccellenza, per convincere voi studenti ad abbandonare una comprensibile comfort-zone e iniziare con noi un viaggio nell’ignoto, e l’abbiamo raggiunta, come dimostrano i risultati degli esami federali. Adesso sta a voi continuare a sognare l’eccellenza. Essere medici non è semplice: è una sfida». 

L’invito è stato raccolto, a nome di tutti i neomedici, dall’”alumna” Rahel Schmidt: «Il Ticino - ha detto in un elegantissimo abito blu - non è solo una destinazione di vacanze, ma sa anche formare molto bene i medici. Abbiamo vissuto questi tre anni di Master come in una grande famiglia: ci siamo conosciuti al Centro sportivo di Tenero, pochi giorni prima dell’inizio dei corsi, e poi subito siamo stati “smistati” in ospedale. Lezioni, esami, pratica clinica seguendo un programma di studio innovativo, in strutture moderne e ben attrezzate. Voglio ringraziare il decanato, i professori e le professoresse, il personale infermieristico e tecnico: tutti hanno avuto tanta pazienza con noi. Siamo i vostri ambasciatori. Andremo avanti».

Un rapido video ha poi raccontato questa grande famiglia, fra applausi e commozione. E dai neodottori sono arrivati anche tre “premi” per i docenti più amati: Paolo Merlani (“Best Campus Teacher”), Luca Gabutti (“Most dedicated Teacher”), e Marco Delcogliano (“Best clinic Teacher”).

Ma un premio (“IBSA Foundation Best Master Student 2023”), sul versante opposto, è arrivato naturalmente anche allo studente che ha ottenuto i migliori risultati durante il Master: Jan Affolter. A consegnarlo, Arturo Licenziati, presidente di IBSA Group, e Silvia Misiti, direttrice della IBSA Foundation per la ricerca scientifica, che fin dall’inizio dei corsi di bachelor, nel 2017, ha avviato un progetto decennale per garantire l’erogazione di borse di studio annuali rinnovabili, destinate agli studenti di medicina. 

 «È tutta una questione di fiducia, per i medici, come per noi attori - ha poi raccontato alla platea il regista Daniele Finzi Pasca. - La fiducia ci avvolge appena veniamo al mondo, quando non possiamo che essere abbracciati, e poi abbracciare. Con il tempo impariamo, però, che le persone possono anche ferirci. Insomma, impariamo l’arte della diffidenza. Ma se perdiamo troppa fiducia, perdiamo anche la possibilità di assaporare le poche occasioni in cui la vita ci  vuole bene, le briciole di felicità, che vanno invece catturate, “spremute” tutte. Medici e teatranti hanno bisogno della fiducia, anche quando si confrontano con un pubblico ostile, che però ha bisogno di affidarsi a qualcuno. E quella fiducia si conquista con il carisma, l’autorevolezza, imparando a riconoscere non solo gli errori ma anche la bellezza. E imparando a non prendersi mai troppo sul serio».

Nelle luci e nelle atmosfere teatrali dell’Aula magna (insolite per gli eventi che normalmente vengono organizzati lì) è poi comparso, come ospite d’onore,  il consigliere federale (e medico) Ignazio Cassis. «Mi emoziona essere qui - ha detto. - Sono venuto a Lugano per sottolineare l’importanza di questo momento. Quando studiavo all’università, nessuno avrebbe mai pensato che potesse nascere qui una facoltà di medicina. E invece è successo... Vi apprezzo molto (siete bravissimi!) perché avete conseguito il Master e ottenuto l’abilitazione alla professione. Ma siete bravissimi anche perché avete scelto di farlo in Ticino, come pionieri. Dovete esserne orgogliosi».