VIGANELLO

Campus est, per la prima volta
sotto lo stesso tetto
ricercatori e studenti USI e SUPSI

Martedì 23 marzo 2021 circa 4 minuti di lettura In deutscher Sprache

Inaugurata dal presidente della Confederazione Guy Parmelin la nuova struttura universitaria, che ospita aule e laboratori, ma vuole diventare anche una “cerniera” fra tre quartieri di Lugano, aperta ai cittadini
di Paolo Rossi Castelli

Bello, brutto? Il nuovo Campus est USI-SUPSI di Viganello, inaugurato ufficialmente lunedì 22 marzo dal presidente della Confederazione Guy Parmelin, è un’opera molto importante per lo sviluppo dell’attività universitaria e di ricerca scientifica in Ticino, ed è anche uno degli edifici più grandi, come cubatura, di tutto il cantone, con un ampio uso di cemento che qualcuno, in verità, può trovare opprimente, per la quasi assoluta mancanza di spazi verdi. Ha richiesto un forte investimento (126 milioni di franchi, che si affiancano ad altri 100 milioni necessari per costruire il secondo, nuovo campus: quello della SUPSI a Mendrisio, che verrà inaugurato fra un mese). Il Campus est sorge in via La Santa 1, sui terreni dell’area ex Campari, ed è capace di accogliere, in modo “paritario”, numerosi istituti, aule, laboratori di ricerca dell’Università della Svizzera italiana e della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana: è la prima volta che accade, e il significato di questa "compresenza" - inutile dirlo - ha un alto valore, non solo operativo. Oltre ai laboratori, ospita anche una mensa (per adesso chiusa, inevitabilmente, in seguito alla pandemia), un bar, e un asilo nido. Il tutto, intorno a una grande piazza centrale, con un’estensione (65 x 40 metri) quasi pari a quella di piazza della Riforma, destinata a tutta la cittadinanza (non solo al “popolo” dell’USI e della SUPSI, quindi), con una serie di iniziative che si svilupperanno con sempre maggiore frequenza, quando la presenza del Covid sarà debellata.
Unico elemento difficile da comprendere, come dicevamo, è l’assenza di spazi verdi, che qualche critica ha già suscitato alcune settimane fa. Nella piazza centrale sono presenti solo 7 piccoli, giovani alberi, e tutt’intorno al grande edificio non esiste traccia, almeno per il momento, di aiuole, cespugli, fiori. Ma - come ha rivelato il Corriere del Ticino il 18 marzo - il Dipartimento del territorio ha un progetto per abbattere, di fianco al Campus, una parte del muraglione d’argine del Cassarate, con la creazione (nel 2023) di un’ampia zona verde, e una gradinata che permetterà di scendere verso il fiume. Con l’occasione, una parte dell’attuale superficie asfaltata intorno al Campus verrà rimossa, d’accordo con USI e SUPSI. Insomma, l’orizzonte cambierà fortemente. «Il Campus est ci piace, ma diventerà ancora più bello e più verde, e sarà unito al fiume, all’acqua - ha confermato Marco Borradori, sindaco di Lugano. - In meno di quattro anni (la posa della prima pietra è avvenuta il 2 ottobre 2017) dove c’era un vuoto, ora c’è un “pieno”, con molte aspettative: un polo di eccellenza, che unisce realtà diverse, ma con tante sinergie».

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Il Campus ospita la Facoltà di Scienze informatiche e quella di Scienze biomediche dell’USI; il Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI; l’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale (gestito da USI e SUPSI insieme); l’USI Startup Centre e lo Startup Garage della SUPSI. Insomma, come è stato detto durante la presentazione, è il luogo che riunisce l’essenziale delle attività legate alle scienze e alla tecnologia di USI e SUPSI.

Ma il nuovo Campus è anche una cerniera significativa, per usare un’espressione del sindaco Borradori, fra tre quartieri popolosi e importanti: Viganello, Pregassona e Molino Nuovo. «Vogliamo che questo luogo sia aperto alla città - ha ribadito Boas Erez, rettore dell’USI. - È nostra speranza che i cittadini vengano a trovarci e a passeggiare qui». Aggiunge Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport: «Auspico che il “campus” che occupava questo spazio, un tempo verde e ignoto all’uomo, diventi luogo di libertà, semina, crescita, maturazione e raccolto intellettuale. Un luogo fisico, ma soprattutto ideale, di incontro e confronto, abbracciato dal territorio e dalla società di cui fa parte, nel quale potranno passeggiare i pensieri, duellare le opinioni e sbocciare le idee».

In questo periodo il Campus può ospitare solo un numero limitatissimo di studenti (quelli che hanno ottenuto una deroga ai provvedimenti anti-Covid, per poter continuare l’attività in laboratorio), mentre gli altri dovranno seguire ancora per qualche tempo le lezioni via Zoom. In realtà il palazzo è stato progettato dagli architetti Simone Tocchetti e Luca Pessina per accogliere circa 600 collaboratori, 1’000 studenti in formazione di base e 800 studenti in formazione continua, con ampie zone comuni, per favorire la socialità, «perché si carichi il più possibile di vita», hanno spiegato i progettisti (che per questo edificio hanno scelto il nome di Zenobia, una delle sette “Città invisibili” di Italo Calvino).

«Nel contesto attuale della pandemia che ha cambiato le nostre vite e i nostri progetti - ha detto Guy Parmelin -  l’inaugurazione di questo Campus ha un valore ancora più significativo. Voglio rendere omaggio alla forza e alla perseveranza proverbiale del Ticino: il nostro Paese ha bisogno di queste energie».

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