oncologia

Prostata, ecco perché
alcuni tumori accelerano all’improvviso (e altri no)

Data di pubblicazione Domenica 6 dicembre 2020 Tempo di lettura circa 4 minuti di lettura

Studio di Jean-Philippe Theurillat allo IOR di Bellinzona sul controllo genetico delle cellule cancerose. Identificati tratti del DNA che rendono veloce la malattia (e potrebbero diventare bersaglio di nuovi farmaci)
di Elisa Buson

Non tutti gli automobilisti sono uguali. C’è chi preme più forte sull’acceleratore, chi preferisce viaggiare senza fretta e chi utilizza scorciatoie sconosciute ai più per arrivare prima a destinazione. Lo stesso vale per le mutazioni genetiche che guidano l’evoluzione del tumore della prostata e il destino di molti pazienti: lo hanno scoperto i ricercatori coordinati da Jean Philippe Theurillat, professore straordinario all’Università della Svizzera Italiana (USI) e responsabile del programma di genomica funzionale dell’Istituto Oncologico di Ricerca (IOR, affiliato all’USI) di Bellinzona. 

Il loro studio, in via di pubblicazione, è il primo a descrivere la traiettoria seguita dal tumore della prostata nella sua progressione, dagli stadi iniziali fino a quelli più avanzati, sulla base dei geni che sono espressi (cioè si attivano) nelle cellule durante le diverse fasi della malattia. Un risultato che potrà aiutare lo sviluppo di terapie sempre più mirate ed efficaci, perché personalizzate in base al Dna.

«La nostra è una ricerca internazionale che ha coinvolto 1.200 pazienti arruolati in diversi studi tra Europa, Stati Uniti e Asia - racconta Theurillat. - Per ciascun tumore abbiamo valutato l’espressione degli mRna», ovvero le molecole di Rna messaggero in cui vengono copiate le istruzioni contenute nei geni “accesi” da tradurre in proteine. «Abbiamo raccolto un’enorme mole di dati, oltre 100 terabyte - precisa Theurillat - e tramite una collaborazione con l’Istituto Mario Negri di Milano li abbiamo analizzati grazie all’ausilio dei server del Cineca di Bologna», uno dei più importanti centri al mondo per il supercalcolo al servizio della ricerca scientifica.

I risultati dello studio dimostrano che otto tumori su dieci progrediscono seguendo lo stesso percorso molecolare. Quello che cambia, da paziente a paziente, è la tempistica con cui viene compiuto il tragitto. «La velocità di progressione della malattia - spiega l’esperto dello IOR - dipende dalle mutazioni chiamate “driver” o “pilota”, ovvero dalle alterazioni genetiche che guidano la crescita del tumore». Alcuni di questi piloti molecolari, come il gene oncocoppressore RB1, amano schiacciare l’acceleratore fino in fondo e quindi rendono ancora più rapida la progressione della malattia. Negli stadi più avanzati, dopo la chirurgia e la radioterapia, bisogna ricorrere alla castrazione farmacologica, per inibire la produzione del testosterone che alimenta il cancro. Spesso, però, accade che il tumore diventi resistente ai farmaci, riuscendo a crescere anche senza la spinta dell’ormone. Proprio per questi casi più difficili, ricorda Theurillat, sono allo studio nuovi farmaci, basati anche sui geni “acceleratori” (da frenare in queste circostanze), che possono costringere il tumore a fare inversione a U, «riportandolo indietro lungo il suo cammino in modo da renderlo di nuovo sensibile alle terapie».

Guarda la gallery Guarda la gallery Jean Philippe Theurillat
Foto di Loreta Daulte Guarda la gallery (5 foto)

Le buone notizie, comunque, non finiscono qui. Dai supercomputer del Cineca, infatti, è uscito anche un altro dato interessante. Nei grafici spiccano alcuni tumori della prostata (5-10%) che sono caratterizzati da un profilo molecolare unico, diverso da tutti gli altri. La loro evoluzione è guidata da mutazioni pilota molto scaltre, verrebbe da dire, che conducono agli stadi più avanzati della malattia senza passare per la strada tradizionale, ma attraverso una scorciatoia finora sconosciuta. «Questi tumori - afferma Theurillat - sono caratterizzati da uno stato infiammatorio più accentuato, dovuto alla maggiore infiltrazione dei tessuti da parte di cellule immunitarie, soprattutto macrofagi, cellule B e T. Proprio per questo motivo pensiamo che potrebbero rispondere meglio all’immunoterapia». 

Serviranno nuove ricerche per tradurre tutte queste ipotesi scientifiche in risultati concreti al servizio della medicina, ma la strada è avviata. In un futuro non troppo lontano, i risultati dello studio di Theurillat potrebbero permettere di analizzare il genoma dei pazienti per prevedere l’evoluzione del loro tumore e individuare i farmaci potenzialmente più efficaci, in modo da “cucire su misura” una terapia personalizzata secondo i canoni della nuova medicina di precisione. 

Leggi anche: Occhi puntati sulla proteina che può fermare il tumore alla prostata
Leggi anche: Strategia di precisione per curare i tumori metastatici della prostata