Scenari futuri

«No, non esiste un paziente standard. La medicina dovrà diventare sempre più su misura»

Lunedì 1 luglio 2024 circa 4 minuti di lettura
Da sinistra a destra, Alvise Dei Rossi (dottorando), Stéphane Meystre (direttore dell’Istituto MeDiTech) e Davide Marzorati (ricercatore) - © SUPSI
Da sinistra a destra, Alvise Dei Rossi (dottorando), Stéphane Meystre (direttore dell’Istituto MeDiTech) e Davide Marzorati (ricercatore) - © SUPSI

Intervista a Stéphane Meystre, direttore dell’Istituto MeDiTech (SUPSI). La logica deve essere quella delle 4 P: una salute preventiva, predittiva, personalizzata e partecipativa, con l’aiuto delle tecnologie digitali
di Benedetta Bianco

Girerà intorno al concetto delle 4P la strategia di sviluppo dell’Istituto di tecnologie digitali per cure sanitarie personalizzate (MeDiTech) della SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana): una salute preventiva, predittiva, personalizzata e partecipativa. «Di fronte al progressivo invecchiamento della popolazione, intrecciato all’aumento dei costi legati alla salute e alla disponibilità sempre più esigua di personale medico, dobbiamo impegnarci al massimo per aiutare le persone a prevenire le malattie, utilizzando anche le nuove tecnologie digitali, e riducendo nel contempo la necessità di ricorrere al sistema sanitario - spiega a Ticino Scienza Stéphane Meystre, direttore dell’Istituto a partire dall’ottobre 2023. - Dovremo interagire con i pazienti per aiutarli a capire quali sono i comportamenti e le abitudini più salutari, e a predire in anticipo le possibili patologie, in modo da intervenire per ridurre la probabilità che queste si sviluppino. Infine, dovremo personalizzare sempre più la medicina, adattando le terapie a ogni singola persona».

La medicina delle 4P rappresenta un cambio di paradigma rispetto ai sistemi "classici", incentrati sulla diagnostica e sul reagire a posteriori alla malattia. La sua prima formulazione è stata coniata nel 2012 dal biologo americano Leroy Hood, secondo il quale il concetto di “paziente standard” deve cambiare in favore di quello di “individuo geneticamente unico”, su cui cucire su misura l’approccio più corretto e le cure necessarie. Molto si basa sull’applicazione della medicina sistemica (così si chiama in termine tecnico): l’approccio alla salute, cioè, che considera l’organismo come un sistema integrato, superando l’idea di trattare solo i sintomi o le singole patologie in modo isolato. È la concezione olistica, che porta a considerare tutti gli aspetti della salute di una persona: quelli fisici, mentali, emotivi e sociali, gli stili di vita, l’alimentazione, l’ambiente familiare e quello del lavoro (tutti possibili concause di molte patologie). 
In tutto questo, la rivoluzione digitale offre un aiuto in più, grazie, per esempio, ai dispositivi indossabili che permettono di seguire in tempo reale diversi parametri.  

Sotto la guida di Stéphane Meystre, che ha una vasta esperienza nell’informatica applicata all’ambito biomedico, il MeDiTech ha già iniziato a muoversi in questa direzione, implementando azioni concrete. «Io parlo entrambe le lingue, quella sanitaria e quella più tecnica -  dice Meystre - e posso quindi rinforzare il legame tra questi due mondi».

Per quanto riguarda la prevenzione, è molto alta l’attenzione nei laboratori di ricerca svizzeri (e, più in generale, in quelli dei Paesi più avanzati). Ma i risultati di questi studi vanno poi calati nella vita concreta. Per fare solo qualche esempio, un recente lavoro pubblicato sulla rivista scientifica Nature Genetics ha permesso di individuare, grazie a uno strumento basato sull’Intelligenza Artificiale, 17 rare mutazioni genetiche legate all’insorgenza di malattie cardiovascolari, che aprono la strada alla possibilità di prevenire questi disturbi. Un altro studio presentato, invece, al Congresso Europeo sull’Obesità (che si è tenuto in Italia poche settimane fa) potrebbe aiutare le persone a gestire il peso basandosi sulle dimensioni delle cellule adipose: secondo i dati ottenuti, chi le ha grandi tende a dimagrire più facilmente, mentre chi le ha più piccole tende ad aumentare di peso. 

«Il problema è che, in molti casi, i sistemi sanitari non riescono a dedicare tutta l’attenzione necessaria alla prevenzione - afferma Meystre. - Questo passaggio richiede un cambio di mentalità profondo e radicale, superando i tanti interessi in gioco. Al momento, dobbiamo intanto puntare direttamente sulle persone».

AUMENTANO GLI ULTRA 65ENNI - In media, oltre il 20% dei cittadini dell’Unione Europea ha più di 65 anni e dunque la spesa per cure e assistenza è destinata ad aumentare. In Svizzera, il Ticino detiene il primato di cantone più "vecchio", con una tendenza in forte accelerazione dal 2000 in poi. Anche su questo tema il MeDiTech ha avviato alcuni progetti, che puntano soprattutto a consentire alle persone anziane di mantenere il più a lungo possibile la propria indipendenza. «Ad esempio - dice Meystre - proponiamo sistemi che stimolano le capacità cognitive: programmi a cui viene dato un aspetto ludico, che permette di allenare la memoria e le abilità motorie». Allo stesso tempo, questi programmi raccolgono dati importanti che aprono alla possibilità di intervenire tempestivamente in caso di problemi, o fattori di rischio. «Con la popolazione anziana, però - conclude Meystre - c’è la difficoltà di un accesso limitato alle tecnologie digitali, anche se adesso quasi tutti possiedono uno smartphone. Quindi la sfida è quella di riuscire a trovare anche altri approcci più inclusivi».