Biodiversità

Il Museo di storia naturale? Esposizioni, ma soprattutto un’intensa attività di ricerca

Lunedì 18 marzo 2024 circa 6 minuti di lettura
Filippo Rampazzi, direttore del Muso cantonale di storia naturale, accanto alla teca del "biancone", simbolo del museo (foto di Chiara Micci / Garbani)
Filippo Rampazzi, direttore del Muso cantonale di storia naturale, accanto alla teca del "biancone", simbolo del museo (foto di Chiara Micci / Garbani)

In assenza di una facoltà di scienze naturali, il museo ne svolge, in parte, i compiti. Ma è ricca anche l’attività di formazione. Il 20 marzo lettura collettiva di giovani naturalisti, per la Giornata mondiale del racconto
di Simone Pengue

Nessuno si sorprende a sentire che al Museo cantonale di storia naturale di Lugano si custodiscono reperti antichissimi, che risalgono ai tempi studiati dalla paleontologia. Ma forse qualcuno si stupirebbe se scoprisse che la stessa istituzione ha anche lo sguardo fisso sul nuovo, sul futuro, e conduce incessanti attività di ricerca scientifica. Fossili, cristalli, rapaci: una lettura a 360 gradi del territorio del canton Ticino, guidata dal direttore Filippo Rampazzi. Ma, si badi, non è più una caccia al “pezzo da museo” che caratterizzava le spedizioni degli avventurieri museali nell’Ottocento. Oggi si fa scienza vera e propria, volta a leggere il passato e capire il presente. «In altri cantoni il museo svolge solo il ruolo di museo - spiega il direttore. - In Ticino, invece, fa anche ricerca e formazione continua, che assorbono molti dei nostri sforzi». È per questo che le collezioni visibili negli spazi ora ospitati al secondo piano del liceo Lugano I, in riva al Ceresio, non sono che la punta dell’iceberg di un’istituzione che assolve a tutti gli effetti i doveri di un dipartimento universitario di scienze naturali, ora mancante nel territorio.

In più, sono molto frequenti i corsi e altre iniziative organizzate dal Museo. Per esempio il 20 marzo, in occasione della Giornata mondiale del racconto, giovani appassionati naturalisti leggeranno al pubblico il libro illustrato «Mira», incentrato sugli uccelli caratteristici del Cantone Ticino. Al contempo, verrà presentato il progetto nazionale «TaM - Tandem al Museo», che fa del racconto lo strumento principale per avvicinare il pubblico ai musei, rendendone le visite più coinvolgenti e partecipative.

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LO STUDIO DELLA BIODIVERSITÀ - La prima attività di ricerca di un museo di scienze naturali non poteva che essere legata alla biodiversità. Flora, fauna, muschi, licheni e funghi: migliaia di esemplari diversi da catalogare e monitorare. Perché ci sono quelli che spariscono, ad esempio per estinzione o inquinamento, ma anche molti che arrivano o ritornano. L’esempio più eclatante è sicuramente quello del biancone, un rapace  simile a una piccola aquila con la parte inferiore tutta bianca, che si nutre quasi esclusivamente di serpenti. «È un uccello migratore - spiega Rampazzi - che arriva in marzo dall’Africa subsahariana attraversando lo stretto di Gibilterra, per sfruttare le correnti calde ascensionali delle coste». In Svizzera è considerato una specie rara e l’unica nidificazione documentata risaliva al 2012 nel Vallese. Fino al 2016, quando Rampazzi, zoologo di formazione, è personalmente andato in escursione nelle montagne ticinesi per cercarne le tracce. Dopo lunghi appostamenti sulle montagne, armato di macchina fotografica e teleobiettivo, è riuscito a trovare e a documentare alcuni nidi di biancone assieme al geografo Luca Pagano, riportando persino l’accoppiamento di una coppia di bianconi nel nostro cantone. Non è per mero orgoglio accademico che il direttore racconta questa storia personale con grande passione, ma anche perché il biancone è a tutti gli effetti il simbolo del museo. Attualmente, Rampazzi e alcuni colleghi stanno organizzando spedizioni in Italia, Spagna e Africa per filmare il rapace e trarne un documentario.

RICERCA ZOOLOGICA ANCHE INSEGUENDO I SUONI - Tra le attività di monitoraggio della fauna locale, spicca l’utilizzo della bioacustica per i rapaci notturni, come i gufi reali. Diversi sistemi di registrazione vengono sistemati in prossimità dei nidi più inaccessibili e forniscono ore di registrazione sonora sulle loro attività, poi classificate e analizzate tramite sistemi computerizzati, permettendo così di studiarne i comportamenti sociali.
Alle “scienze della vita” si affiancano “le scienze della terra”. Un’importante attività è il monitoraggio (e il controllo) della raccolta di minerali su tutto il territorio cantonale. Il museo rilascia le autorizzazioni necessarie per cercare minerali e cristalli e, «in caso di ritrovamenti - spiega Rampazzi - noi valutiamo se acquisirli ed eventualmente a quale cifra. Il Cantone ha diritto di prelazione». Inoltre, il museo interviene per il recupero di materiale geologicamente significativo durante gli scavi di opere pubbliche, come le gallerie stradali. 

Il Ticino è ricco di minerali peculiari perché si trova a cavallo della cosiddetta Linea insubrica, la demarcazione geologica tra la placca tettonica africana e quella europea. La Linea insubrica corre lungo le Centovalli, tra Locarno e Domodossola, e taglia in due il cantone. Gli importanti fenomeni geologici sottostanti permettono ritrovamenti di cristalli insoliti, come zirconi molto più grossi del normale. «Per fare una proporzione - dice Rampazzi - è come trovare un’ape grande come una stanza». 

Infine, c’è l’ampia e fruttuosa ricerca dei fossili da coordinare. Il Museo, in particolare, coordina gli scavi paleontologici del Monte San Giorgio, il cui valore è tale da essere stato eletto patrimonio UNESCO nel 2003. «C’è una grande varietà e quantità di fossili, sopratutto rettili e pesci - precisa Rampazzi. - Una presenza estremamente interessante, perché c’è stratificazione completa e si può seguire l’evoluzione delle specie». Il museo ha la responsabilità di coordinare, dirigere e condurre le attività di scavo, e poi di pubblicarne i risultati. In più, il Museo “governa” anche la gestione finanziaria del sito. Queste attività forniscono continuamente materiale inedito per le esposizioni, che si affianca ai reperti raccolti nell’Ottocento (alcuni anche alla fine del Settecento).

VISITATORI IN CRESCITA - Tutti questi sforzi sono ricompensati da un numero di visitatori in costante aumento. Dalle 12’000 presenze annue nel periodo antecedente al Covid, il museo ha ora ampiamente superato quota 20’000 ed è in continua crescita. Oltre 8’000 di questi sono bambini. «Non c’è classe scolastica del Luganese che non sia passata da noi» - commenta il direttore.
Questa frenetica attività è, dicevamo, rivolta al futuro: ricerca scientifica, attenzione alle nuove generazioni e, naturalmente, pianificazione di nuovi spazi. Dopo oltre vent’anni di andirivieni politici e progetti caduti nel vuoto, si avvieranno tra poco i lavori di costruzione del nuovo museo a Locarno, che prenderà il posto dell’attuale convento delle suore agostiniane, ormai in disuso. Sarà uno spazio aperto a tutti, con ampie aree verdi e in dialogo costante con la città. Sono previsti spazi per attività didattiche, per lo svago, conferenze e mostre. Un’intera ala sarà dedicata ad archivi e ricerca, mentre per le esposizioni verrà costruito un edificio nuovo, di tre piani: uno dedicato alla geologia e paleontologia, con i fossili rinvenuti sul territorio, come quelli del Monte San Giorgio; il secondo dedicato all’avvento dell’Homo sapiens sapiens (cioè noi), duecentomila anni fa, per illustrare i cambiamenti intercorsi in questo periodo. Il terzo piano, invece, tratterà il difficile, e forse doloroso, tema del cosiddetto Antropocene, gli ultimi 200 anni di storia, durante i quali l’uomo ha significativamente influenzato lo sviluppo del resto delle forme di vita sul pianeta. «Il museo è pensato per portare il visitatore a riflettere sul rapporto uomo-natura - commenta il direttore. - Fornisce strumenti e pone domande, più che dare risposte».