USI, inizia la stagione
di Bassetti: «Serve un nuovo umanesimo scientifico»

Primo incontro del nuovo rettore con i media. Le diverse Facoltà, dice, dovranno lavorare insieme, in forte collaborazione, "contaminando" i differenti saperi e riprendendo i grandi princìpi rinascimentalidi Paolo Rossi Castelli
Per superare le “sfide formidabili”, come sono state definite, che attendono la società nel suo complesso e, inevitabilmente, anche il mondo universitario (cambiamenti legati all’Intelligenza Artificiale, tensioni ambientali, sociali ed economiche, e - per gli atenei - forti tagli ai finanziamenti federali e cantonali), bisogna puntare su un nuovo Umanesimo scientifico, che dovremo applicare sempre più nei prossimi anni.
Così sostiene Claudio Bassetti, nominato da pochi giorni nuovo rettore dell’USI (entrerà ufficialmente in carica il 1° settembre), che lunedì 1° giugno ha incontrato per la prima volta i rappresentanti dei media ticinesi, nell’Auditorium del Campus ovest, a Lugano. Neurologo con una carriera clinica e scientifica di grande valore alle spalle, attuale decano della Facoltà di medicina all’Università di Berna, Bassetti, che ha 68 anni, è stato presidente della European Academy of Neurology e, in Ticino, ha fondato il Neurocentro (EOC). «Quando parlo di un nuovo Umanesimo scientifico, o, se vogliamo, della necessita di un nuovo Rinascimento - ha spiegato - mi riferisco ai tre grandi princìpi rinascimentali: l’Uomo, la persona, al centro del nostro interesse; il dialogo fra scienze esatte e scienze umanistiche; e il senso di responsabilità civica (la civitas dei latini), che è il fine ultimo per il quale lavoriamo. Questi tre valori, questi tre perni dell’agire su cui si è sviluppato il Rinascimento, sono quelli che mi motivano e che ho sempre seguito nella mia carriera di medico, ma anche in altre attività, come la presidenza della Fondazione Eccles. Io sono un creatore di ponti. Alla luce del nuovo Umanesimo dovremo interrogarci sui cambiamenti che stanno investendo la società, a ritmo acceleratissimo, e cercare spiegazioni, soluzioni. In tutto questo, per quanto riguarda l’USI, sarà fondamentale un dialogo intenso fra le diverse Facoltà, che vada oltre le singole eccellenze».
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Insomma, saranno le “contaminazioni” del sapere - aggiungiamo noi - fra ambiti anche molto diversi, come accadeva nelle università del Rinascimento (dove non esisteva la frattura fra cultura scientifica e cultura umanistica), a mantenere gli atenei come punto di riferimento in un mondo sempre più caotico e difficile da comprendere, aiutando anche i ragazzi a crearsi un pensiero critico.
«All’interno dell’USI dovremo muoverci insieme - ribadisce Bassetti - tenendo presente che l’eccellenza non è data solo dal numero di pubblicazioni o dall’acquisizione di fondi per la ricerca. L’eccellenza andrà valutata anche sulla capacità di collaborare. La Scienza ha bisogno, oggi più che mai, di questo tipo di approccio, di questo tipo di personalità. Insomma, il toxic performer, come viene definito (cioè il ricercatore concentrato esclusivamente sulla sua carriera, senza condividere quasi nulla, ndr), non potrà avere più molto spazio in un contesto accademico così complesso».
Durante la conferenza stampa Bassetti ha anche spiegato le ragioni che l’hanno spinto a candidarsi come rettore. «Credo nell’istituzione universitaria - ha spiegato - e credo nell’USI. Da ticinese, considero l’università decisiva per il futuro del Cantone. E sono orgoglioso di lavorare in un ateneo dinamico che fin dall’inizio, come diceva Giuseppe Buffi, ha rappresentato "una scelta delle sfide e delle speranze"».
I CONTI ECONOMICI DIFFICILI - Come farà l’USI ad affrontare i tagli pesanti che incombono? Il peso di questi scenari ricade ancora, per il momento, sul rettore ad interim Gabriele Balbi, che dal dicembre scorso gestisce la “macchina” universitaria, dopo le dimissioni improvvise di Luisa Lambertini, e ancora per tre mesi dovrà lavorare al nuovo bilancio. «È un momento non semplice - ha ammesso - e stiamo pensando a misure di risparmio, nonché a un aumento delle entrate, compreso il possibile aumento delle tasse universitarie, anche se si tratta di una scelta dolorosa e delicata. Ma in questi mesi abbiamo anche ottenuto risultati importanti, come la continuità dei progetti in corso e l’approvazione dei principi della riforma del personale accademico. Molto significativa anche la nomina di Alan Valnegri come nuovo direttore operativo dell’USI. Insomma, l’Università continua a crescere e a rimanere riconoscibile, e coesa».
GLI EQUILIBRI CON IL CONSIGLIO - Dal 1° settembre il professor Bassetti erediterà, come dicevamo, il peso dei conti economici da ridisegnare, e sarà dunque chiamato a trovare un equilibrio, su questo (e su mille altre questioni organizzative) con il Consiglio dell’Università, che negli anni scorsi si è scontrato più volte con i due rettori precedenti, Boas Erez e Luisa Lambertini, appunto (entrambi, come è noto, hanno lasciato l’incarico prima della conclusione naturale). Ma perché è così difficile questa convivenza? «La situazione - spiega Monica Duca Widmer, presidente del Consiglio USI - è cambiata quando nel 2019 è stata modificata la legge cantonale. Prima esisteva un sistema diverso: il Rettorato decideva tutto e il presidente era anche rettore. Boas Erez è stato nominato in quel contesto ma, alcuni mesi dopo il suo arrivo, si è trovato a operare in una struttura nuova. Questo spiega alcune delle diverse visioni emerse in quell’occasione. Ma si trattava di un cambiamento voluto. Con sei facoltà e centinaia di collaboratori, l’università non poteva più essere gestita senza organi solidi e ben definiti: un Rettorato, un Senato e, appunto, un Consiglio».
Il Consiglio ha quindi funzioni di controllo finanziario e strategico. Tutte le decisioni operative, invece, appartengono al Rettorato. È questa istituzione che propone al Consiglio, non il contrario. Tuttavia il Consiglio deve verificare che quanto viene proposto sia coerente con la strategia, con la pianificazione quadriennale e con quella annuale. «Noi dobbiamo riferire al Consiglio di Stato - continua Monica Duca Widmer - e dimostrare che i fondi pubblici sono stati utilizzati per gli obiettivi che erano stati dichiarati. Per questo è necessaria un’interazione aperta e trasparente tra Rettorato e Consiglio».
Insomma, l’ultima parola spetta comunque al Consiglio (e per questo possono subentrare scontri)? «Dipende dalle materie - dice Monica Duca Widmer. - Per la nomina del rettore, ad esempio, sì. Per i professori, invece, esiste un processo articolato che si conclude con una ratifica. Sulla strategia si attiva un’interazione continua, ma alla fine il Consiglio deve esprimersi. Ci sono competenze che vengono attribuite al Consiglio direttamente dalla legge cantonale. Una di queste riguarda un tema molto importante, e cioè la ripartizione delle risorse tra le facoltà. Capisco che per un rettore possa risultare poco piacevole non poter decidere autonomamente tutto, ma non si tratta di un’intrusione del Consiglio. Ribadisco, è semplicemente l’applicazione di quanto prevede la legge».
Alla luce di queste considerazioni, il ruolo del rettore sembra particolarmente complicato. «Lo è - conferma Monica Duca Widmer. - Chi diventa rettore deve in larga misura mettere da parte la propria attività accademica. Non può più dedicarsi alla ricerca e all’insegnamento come prima, perché la gestione dell’istituzione richiede un impegno enorme. Il rettore deve possedere due qualità difficili da conciliare: essere un accademico di altissimo livello, rispettato dalla comunità scientifica, e allo stesso tempo un manager capace di guidare un’organizzazione complessa. A questo si aggiunge un terzo elemento: la conoscenza del territorio. È fondamentale comprendere il contesto in cui opera l’università. Per questo ritengo che Claudio Bassetti possieda tutte le caratteristiche richieste».