Quei meccanismi antichi
che legano la quantità
di cibo alla longevità

Conferenza di Valter Longo a conclusione del convegno sulle "senoterapie" per allungare la vita in salute. Ideatore della dieta mima-digiuno, ha presentato le caratteristiche di un nuovo studiodi Simone Pengue
Siamo quello che mangiamo. Lo diceva già nel 1850 il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach. In realtà Feuerbach non parlava di cibo solo in senso nutrizionale, ma si riferiva al fatto che l’essere umano è condizionato anche dalla sua dimensione materiale, oltre a quella spirituale: ciò che mangiamo influisce sulla nostra psiche, sul nostro modo di pensare e vivere. Oltre un secolo dopo, le ricerche biomediche gli hanno dato ragione. Ora sappiamo che le sostanze introdotte nell’organismo attraverso il cibo possono influenzare moltissimo la nostra salute e la lunghezza della vita. Basti pensare che secondo diverse stime almeno il 30% dei tumori ha qualche collegamento con quello che mangiamo, e questa percentuale sale di molto se consideriamo lo stile di vita nella sua interezza (uso di alcol, fumo, sostanze stupefacenti, esercizio fisico, esposizione a sostanze inquinanti nell’aria, e altro ancora).
Il cibo e, sul versante opposto, l’assenza di cibo (cioè il digiuno, più o meno volontario) sono un tema ormai super-studiato, che ha tenuto banco anche a Lugano, il 30 giugno, con una conferenza del professor Valter Longo, nell’aula magna dell’Università della Svizzera italiana, al termine del convegno "Senotherapeutics Revolution: Transforming Aging and Cancer Therapy", organizzato dalla IBSA Foundation per la ricerca scientifica. Longo, che insegna alla University of Southern California (Stati Uniti) ed è autore anche di molti libri divulgativi, studia da lungo tempo il legame tra il digiuno e la longevità. Più in particolare, cerca di indagare, con il suo staff di ricercatori, sul modo in cui la privazione controllata di cibo possa rallentare l’invecchiamento cellulare. L’équipe di Longo ha messo a punto la cosiddetta dieta mima-digiuno, un programma di cinque giorni al mese di dieta vegana a bassissimo introito calorico, con poche proteine e relativamente molti grassi. In base a una serie di studi effettuati sugli animali da laboratorio, ma anche su un certo numero di esseri umani, Longo è riuscito a dimostrare che la dieta mima-digiuno è in grado di migliorare i livelli di molti indicatori di buona salute, tra i quali la pressione sanguigna, la glicemia e il colesterolo.
UNA STORIA INIZIATA MOLTO TEMPO FA - Gli studi sugli effetti della restrizione calorica, in verità, erano stati avviati già negli anni Quaranta e poi continuati nei decenni successivi da vari gruppi di ricerca nel mondo, con esperimenti sugli animali da laboratorio, che avevano dimostrato un significativo aumento della lunghezza della vita (fino addirittura al raddoppio) dei topi costretti a subire una forte restrizione calorica (fino al 40% in meno, rispetto alla norma), bilanciata e protratta per tutta la loro esistenza (che però li poneva, per altri aspetti, in forti condizioni di disagio, com’è facile immaginare). Le evidenze su animali sempre più simili all’uomo, come gli scimpanzè, avevano mostrato anche altri effetti positivi del digiuno controllato, per quanto riguardava l’insorgenza di alcune forme di tumore, ma anche pesanti conseguenze negative, come la perdita di tono muscolare e di tessuto osseo, o problemi vascolari. Valter Longo si è allora concentrato su uno schema diverso, per poter ottenere alcuni effetti positivi della restrizione calorica controllata, riducendo nello stesso tempo al minimo quelli negativi. La risposta, secondo le sue ricerche (iniziate su colture di cellule in laboratorio e poi estese agli animali e agli uomini), è stata quella di un’alternanza - studiata fin nei minimi dettagli, e sotto continuo controllo medico - fra periodi di privazione e altri di dieta normale. Un sistema, fra l’altro, più accettabile per le persone da arruolare nei test, rispetto a quello di digiuni "aspri".
CONFERMATI ALCUNI RISULTATI POSITIVI - Una dieta molto "parsimoniosa", alternata a un’alimentazione normale, è capace di attivare gli stessi meccanismi cellulari del digiuno - sostiene il ricercatore - pur senza dover veramente costringere le persone a sottoporvisi. È nato, così, il primo studio (inizialmente sui topi) di una dieta che alternava un regime di cibo "classico" a cinque giorni di alimentazione a forte riduzione calorica. Incoraggiato dai positivi risultati sui topi, Longo ha ampliato le ricerche, dopo lunghi tentativi, anche agli esseri umani. Durante la conferenza nell’aula magna dell’USI, Longo ha riportato i risultati di studi clinici con pazienti reali effettuati dalla sua squadra, ma anche da gruppi indipendenti. I grafiici illustrano molteplici effetti benefici su valori clinicamente significativi in pazienti con varie patologie, tra le quali il diabete di tipo 2 e l’ipertensione.
Attualmente, Longo sta conducendo uno studio su 500 persone in Calabria, quasi ormai al termine, nell’ambito del quale sta mettendo alla prova la dieta mima-digiuno con cicli trimestrali, ovvero cinque giorni di restrizione ogni tre mesi.
iL RUOLO DELL’"AMBIENTE" CELLULARE - Il lato più sorprendente della dieta mima-digiuno, secondo Longo, è nell’epigenetica, ovvero la riprogrammazione del DNA a seconda delle sostanze presenti nel micro-ambiente intorno alle cellule. La restrizione calorica alternata a una dieta ordinaria permetterebbe di attivare una serie di geni specifici, producendo reazioni in grado di ridurre la cosiddetta età biologica del paziente (l’invecchiamento, cioè, dei suoi tessuti e delle sue funzioni), che spesso è diversa da quella anagrafica.
EFFETTI ANCESTRALI - Ma perché una dieta di questo tipo funziona? Le basi biologiche vanno ricercate nell’Evoluzione. Durante la lunga storia degli esseri viventi più vicini agli uomini, la condizione normale era quella della carenza di cibo (solo molto raramente c’era abbondanza) e questa "necessità" ha portato gli organismi a sviluppare numerosissimi meccanismi cellulari, efficienti e sofisticati, per gestire tali condizioni. La dieta mima-digiuno, secondo Longo, in qualche modo li riattiva. Ben diversa la situazione in quelli che erano i rari momenti di abbondanza di cibo (per noi, invece, attualmente molto frequenti), che vengono gestiti - in pratica - da un unico ormone, l’insulina, con risultati non sempre perfetti.
«Il digiuno cambia tutto - ribadisce Longo. - Io sfido sempre chiunque a trovarmi qualcosa che alteri l’espressione dei geni più del digiuno. Cambiano tutti i sistemi: il metabolismo del cervello e di molti organi viene rivoluzionato completamente».