Prescrizione sociale, parte
in Ticino sperimentazione innovativa su 100 pazienti

di Valeria Camia
Parte proprio in questi giorni di dicembre un progetto molto innovativo per il Canton Ticino (ma, possiamo dire, per l’intera Svizzera): una sperimentazione scientifica che verrà avviata dalla IBSA Foundation per la ricerca scientifica e dalla Divisione cultura della Città di Lugano, in collaborazione con l’Università della Svizzera italiana (USI) e con il LAC-Lugano Arte e Cultura, sulla “prescrizione sociale”, per esplorare il valore terapeutico di attività lontanissime da quelle farmacologiche, come quelle artistiche e sociali. Coordinatore della parte medica dello studio sarà il professor Luca Gabutti, direttore dell’Istituto di medicina di famiglia dell’USI e primario del Servizio di Medicina di Famiglia dell’Ospedale Regionale di Lugano.
Il progetto si chiama Arte e cultura su prescrizione. L’impatto della prescrizione culturale sulla salute della popolazione anziana della città di Lugano. Esso nasce per valutare come arte e cultura possano essere prescritte da medici con la stessa serietà di un trattamento clinico, e quindi misurate con strumenti scientifici. I pazienti coinvolti verranno sottoposti ad analisi cliniche e colloqui a 360 gradi con i ricercatori, così da quantificare l’effettivo impatto di attività artistiche sul benessere individuale. Si tratta di una sperimentazione che porta la prescrizione sociale all’interno di un percorso accademico e sanitario strutturato, aprendo una nuova strada.
Abbiamo incontrato Luca Gabutti a margine della settima e ultima lezione del corso universitario Medici e Prescrizione Sociale, organizzato al Campus est di Lugano-Viganello sempre da IBSA Foundation, Città di Lugano e USI. Proprio in quell’occasione, Gabutti ha presentato pubblicamente lo stato dell’arte dello studio pilota di prescrizione sociale, che rappresenta il momento di punta di un percorso - nell’ambito del progetto Cultura e Salute - avviato già 4 anni fa.
Lo studio coinvolge una trentina di medici di famiglia ed è rivolto a persone residenti nella città di Lugano, che hanno almeno 65 anni, non più attive dal punto di vista professionale e con problemi di salute legati allo stile di vita, come obesità, diabete, ipertensione, bronchite cronica, gotta o patologie epatiche correlate a un consumo eccessivo di cibo e alcol. Non sono invece inclusi coloro che presentano un declino cognitivo significativo.
In pratica, il progetto si propone di seguire da vicino un centinaio di persone selezionate dai medici di base, ma non tutte riceveranno lo stesso “trattamento”. Per un’ottantina dei selezionati è prevista una ricetta un po’ speciale: insieme a eventuali farmaci, anche una serie di attività artistiche e culturali (laboratori creativi, visite museali, spettacoli teatrali e performativi) - un percorso di 25 appuntamenti, da una a due ore alla settimana, ospitati negli spazi del LAC. «Le restanti venti persone, il cosiddetto gruppo di confronto, non prenderanno parte alle attività su prescrizione, ma - spiega Gabutti - riceveranno comunque un biglietto gratuito per un evento culturale, che sia un concerto, una mostra o una performance».
Tutte le attività sono finanziate dalla Città di Lugano e dalla IBSA Foundation, e restano completamente gratuite per i partecipanti. Una scelta precisa: evitare che il costo rappresenti un ostacolo e garantire a tutti le stesse opportunità di accesso. La valutazione dei fattori sociali che influenzano la salute e di diversi parametri clinici all’inizio, alla fine e a sei mesi dall’avvio del programma - insieme al confronto tra il gruppo che partecipa alle attività e quello di controllo - «permetterà di capire se chi ha seguito il percorso riporterà un miglioramento del proprio benessere rispetto a chi non vi ha preso parte» - spiega Gabutti.
Nello specifico i partecipanti verranno monitorati nel corso dei mesi attraverso un sistema di valutazioni che unirà dati clinici e indicatori soggettivi. Oltre ai colloqui semistrutturati con pazienti, medici e operatori sanitari, verranno somministrati questionari psicometrici per misurare ansia, depressione, benessere mentale, funzioni cognitive, qualità della vita e solitudine. La parte clinica sarà altrettanto dettagliata: dall’anamnesi medica verranno ricavate informazioni su diagnosi, durata della malattia, sintomi e terapie in corso; a ciò si aggiungeranno esami di laboratorio che includeranno analisi di sangue e urine — dal controllo glicemico tramite emoglobina glicata, agli indicatori di salute del fegato (GGT e ALAT), alla funzionalità renale (creatinina e acido urico), alla valutazione del rischio cardiovascolare tramite profilo lipidico.
E non finisce qui: ai partecipanti verrà chiesto di indossare per una settimana dispositivi come smartwatch o braccialetti, che permetteranno di misurare, ad esempio, variabilità della frequenza cardiaca, pressione arteriosa, qualità del sonno e livelli di attività fisica. «Un modo per osservare, giorno dopo giorno, come il benessere possa cambiare quando la cultura entra, letteralmente, nella vita quotidiana» - commenta Gabutti. Ad essere raccolte saranno informazioni demografiche (età, genere, stato civile, livello di istruzione e precedente occupazione) e socioeconomiche (reddito, condizioni abitative, accesso ai servizi sanitari) necessarie per ottenere un quadro completo del profilo dei partecipanti e dell’impatto del social prescription sul loro benessere.
A questo impianto di ricerca rigoroso si affiancherà una figura chiave: quella dei link worker. «I partecipanti selezionati dai medici di base verranno messi in contatto con operatori “di collegamento” che li indirizzeranno verso attività specifiche» - racconta Gabutti. Non si tratta, però, di un semplice supporto logistico. «Abbiamo scelto - spiega - di formare questi operatori sociali appositamente per il progetto: oltre alle competenze relazionali, è stato chiesto loro di seguire l’intero percorso formativo USI sulla prescrizione sociale. Il link worker deve capire qual è il problema percepito dal paziente e che cosa conta davvero per lui, usando queste informazioni per accompagnarlo lungo il percorso». In concreto, il link worker lavorerà fianco a fianco con ogni partecipante per conoscerne inclinazioni, esigenze e limiti, e dopo una serie di incontri (in presenza o al telefono) proporrà le attività culturali più adatte. Nel progetto pilota sono previste fino a sei sessioni, della durata di circa un’ora ciascuna.
Come dicevamo, il passo compiuto dal Ticino appare particolarmente innovativo. In Svizzera, infatti, l’offerta di attività di prescrizione sociale è attualmente limitata. Lo scorso marzo a Neuchâtel, i medici locali hanno iniziato a prescrivere visite gratuite a musei e giardini botanici per persone con problemi di salute mentale o malattie croniche, mentre a Ginevra dal 2019 esiste un progetto (ArtHUG) che porta arte e cultura all’interno dell’ospedale universitario. Il progetto ticinese, però, introduce un modello nuovo: integra in modo sistematico salute, pratiche artistiche e una solida valutazione clinica. Come sottolinea il professor Gabutti, i risultati attesi potrebbero offrire una base concreta per sviluppare ulteriori strategie di promozione del benessere, scalabili e sostenibili, capaci di migliorare la qualità di vita della popolazione, in diversi contesti.