Prescrizione sociale, lezione 7
Jess Bone: «Così possiamo
dare un aiuto ai più giovani»

di Valeria Camia
Il crescente aumento dei disturbi psicologici tra adolescenti e giovani adulti, unito a una difficoltà strutturale nel garantire loro un accesso tempestivo ai servizi terapeutici, rende i giovani una popolazione-chiave all’interno delle attuali ricerche sulla prescrizione sociale (cioè sul modello di cura in cui il medico, oltre alle terapie tradizionali, “indirizza” i pazienti anche verso attività sociali, culturali, artistiche o di volontariato). Questa fascia demografica presenta modalità di richiesta di aiuto profondamente diverse rispetto agli adulti: tende a rivolgersi meno ai medici di base e più a reti informali come amici, insegnanti, operatori giovanili e ambienti scolastici. Di conseguenza, i tradizionali canali clinici intercettano solo parzialmente il disagio giovanile, soprattutto quando è connesso a fenomeni sociali come isolamento, mancanza di partecipazione, povertà educativa e difficoltà relazionali. In questo contesto, può il social prescribing (termine inglese per definire la prescrizione sociale) colmare la distanza crescente tra giovani e sistema sanitario, valorizzando prospettive bio-psico-sociali e rafforzando le comunità come infrastrutture di benessere?
Queste riflessioni apriranno la settima e ultima lezione del corso universitario Medici e Prescrizione Sociale, promosso dalla Facoltà di Scienze biomediche dell’Università della Svizzera italiana (USI) con IBSA Foundation per la ricerca scientifica e con la Divisione Cultura della Città di Lugano. L’appuntamento è per lunedì 24 novembre alle 18 presso l’Aula Polivalente del Campus Est di via La Santa 1 a Viganello.
Relatrice sarà Jess Bone, ricercatrice senior presso il Social Biobehavioural Research Group dell’University College di Londra, che illustrerà come nel Regno Unito il social prescribing stia trovando un campo d’azione sempre più ampio, e presenterà anche la sua applicazione tra la popolazione dei giovani.
Ma durante la settima lezione si parlerà - sul versante opposto - anche della prescrizione di attività artistiche e culturali a persone over 65 con problemi di salute legati allo stile di vita. L’occasione sarà la presentazione di un progetto pilota promosso dalla Città di Lugano, da IBSA Foundation e dall’Istituto di Medicina di Famiglia dell’USI, in collaborazione con LAC edu. Il responsabile scientifico dello studio è Luca Gabutti, medico internista e professore ordinario all’USI, che sarà presente nell’Aula Polivalente del Campus Est come discussant (commentatore esperto), e illustrerà il modo in cui è stato impostato il progetto pilota (dedicheremo a questa iniziativa un articolo su Ticino Scienza nei prossimi giorni).
LA SITUAZIONE IN GRAN BRETAGNA - Ma torniamo a Jess Bone. «Dal 2023 - spiega la ricercatrice - nel Regno Unito si registra una maggiore attenzione all’equità nei programmi di prescrizione sociale, in passato segnati da una visibile asimmetria». Le aree del Paese e le fasce sociali caratterizzate da elevata incidenza di disturbi mentali e fenomeni come solitudine, deprivazione materiale e scarse opportunità di socializzazione, registravano ad esempio un numero minore di attività comunitarie e di figure professionali. «Oggi invece - continua Jess Bone - è possibile ampliare l’accesso proprio nelle aree più svantaggiate grazie anche all’incremento dei link workers (operatori che indirizzano i pazienti verso le attività sociali e culturali utili al loro benessere) finanziati dal Sistema sanitario nazionale (NHS)». Ma non solo. Un dato importante riguarda proprio i più giovani. «Stiamo osservando un aumento della partecipazione di giovani in attività di prescrizione sociale, il che riflette una duplice dinamica: un bisogno sanitario crescente e una diversificazione dei canali che collegano i pazienti ai link workers, non più limitati solo a consultazioni mediche» - conferma la ricercatrice, impegnata in diversi studi clinici nel Regno Unito volti a esplorare attività di social prescribing (arte e cultura, sport e attività fisica, supporto pratico e sociale, e esperienze legate alla natura) in relazione ai problemi di salute mentale dei giovani.
«Il primo studio, che abbiamo recentemente concluso, ha coinvolto oltre 550 giovani in lista d’attesa per servizi CAMHS (Child and Adolescent Mental Health Services) - spiega Bone. - La nostra ricerca ha mostrato miglioramenti nelle difficoltà emotive, comportamentali e nella resilienza, ma non nei sintomi di ansia, depressione e stress, suggerendo che nei casi di maggior gravità la prescrizione sociale debba affiancare (e non sostituire) un supporto terapeutico preliminare».
Il secondo studio in corso ha lo scopo, invece, di valutare un modello “step-down” (che permette, cioè, di “scalare” gradualmente la cura), nel quale la prescrizione sociale viene introdotta dopo l’avvio di una terapia psicologica, con l’obiettivo di rafforzare le competenze relazionali e sociali maturate durante il trattamento clinico.
Infine un terzo studio, anche questo in fase di svolgimento, si concentra sull’individuazione di giovani che possano beneficiare della prescrizione sociale attraverso pre-valutazioni (screening) sulla solitudine effettuatedirettamente negli istituti scolastici. Questa sperimentazione sta coinvolgendo circa 600 studenti.
«L’obiettivo - precisa Jess Bone - non è quello di fornire un intervento sostitutivo rispetto alla cura clinica, ma di creare un ambiente sociale capace di sostenere la partecipazione, ridurre l’isolamento, stimolare autodeterminazione e promuovere senso di appartenenza. Tale prospettiva restituisce alla comunità un ruolo terapeutico, configurando il benessere come esito non solo medico, ma anche socio-relazionale».
Resta tuttavia centrale il nodo della sostenibilità economica. Mentre i link worker sono finanziati dal NHS, le attività comunitarie dipendono spesso da fondi instabili provenienti da organizzazioni culturali, sportive o non profit. Per questa ragione la National Academy for Social Prescribing propone l’istituzione di un fondo decennale da un miliardo di sterline complessive (equivalenti a circa 1,058 miliardi di franchi svizzeri), concepito secondo un principio di proporzionalità: per ogni sterlina investita nei link worker, occorre un investimento equivalente nelle attività comunitarie.
Il prossimo decennio sarà dunque determinante, conclude Bone, per definire l’efficacia futura della prescrizione sociale, soprattutto nel dialogo con le necessità dei giovani, che per caratteristiche sociali e psicologiche si trovano oggi a essere il banco di prova più significativo per la costruzione di nuovi modelli integrati di salute.