cultura e salute

Prescrizione sociale, lezione 6
Cristiano Figueiredo: «Ecco
il primo ambulatorio "globale"»

Lunedì 17 novembre 2025 ca. 6 min. di lettura
Cristiano Figueiredo
Cristiano Figueiredo
 

di Valeria Camia

C’è una città che, forse più di tutte, andrebbe citata come caso da manuale nell’adozione del social prescribing (prescrizione sociale, quindi non solo terapie cliniche per curare malattie e disagi) fin dai suoi albori: Lisbona. E c’è un medico che fin da subito ha creduto in attività su prescrizione sociale per combattere la solitudine e favorire l’inclusione sociale. Si tratta di Cristiano Figueiredo. Co-fondatore e co-coordinatore del primo progetto di prescrizione sociale in Portogallo, Figueiredo sarà a Lugano lunedì 17 settembre come discussant (commentatore esperto) della sesta lezione del Corso universitario Medici e Prescrizione Sociale, promosso dalla Facoltà di Scienze Biomediche dell’Università della Svizzera italiana, con IBSA Foundation per la ricerca scientifica e la Divisione Cultura della Città di Lugano. Alle ore 18, nell’Aula Polivalente del Campus Est di via La Santa 1 a Viganello, Cristiano Figueiredo dialogherà con la professoressa Julianne Holt-Lunstad, docente alla Brigham Young University (USA), sulle implicazioni sanitarie, e non solo, dell’esclusione sociale.

Era il 2017. Solo un anno prima, nel Regno Unito, veniva formulata per la prima volta la definizione di social prescribing. E mentre a livello internazionale la prescrizione sociale muoveva appena i primi passi, a Lisbona, nel quartiere di Santa Maria Maior, il dottor Figueiredo, insieme a un operatore sociale, l’aveva già trasformata in pratica concreta. Un’esperienza nata, insomma, molto prima delle linee guida ufficiali, e sviluppata “dal basso” grazie al lavoro di chi ogni giorno si confronta direttamente con i pazienti.

«Nella parte del centro storico di Lisbona, in cui lavoro, l’aspettativa di vita è di circa sei anni inferiore rispetto alle zone più agiate della città - spiega Figueiredo. - Questo avviene non per un cattivo accesso o una scarsa qualità dei servizi sanitari, ma per i bisogni sociali legati alla salute dei pazienti. Ricordo che mi trovavo a visitare persone che tornavano da me, più e più volte, per problemi legati all’isolamento sociale, depressione o ansia. Altri riportavano un basso livello di attività fisica; alcuni avevano disturbi del sonno. C’era chi segnalava preoccupazioni legate alla propria situazione economica e occupazionale. Tra i miei pazienti c’erano anche diversi migranti, particolarmente esposti all’esclusione sociale e alla marginalizzazione. Ricordo di aver pensato come una delle barriere più evidenti fosse quella della conoscenza linguistica».

Determinato ad affrontare queste disparità e annessi determinanti sociali della salute, Figueiredo ha lavorato per costruire quello che è oggi “un sistema” capace di riconoscere e gestire i problemi sociali durante la consultazione clinica. Il primo passo è stato ottenere il sostegno della squadra sanitaria, dal momento che in Portogallo le cure primarie si organizzano in équipe, che include medici di famiglia, infermieri e operatori sociali (social workers). Si è poi proceduto per gradi: è stato organizzato un incontro con la comunità, in cui tutti, dai vari stakeholder (soggetti coinvolti) del settore sanitario e sociale fino ai responsabili e leader locali, sono stati invitati a discutere su come migliorare la collaborazione tra i vari enti e promuovere la salute della popolazione attraverso il social prescribing. E così col tempo, nonché dopo diverse consultazioni, «siamo riusciti a mappare le risorse disponibili nella comunità - dice Figueiredo - come diversi tipi di servizi e attività a cui i nostri pazienti con alcuni bisogni sociali correlati alla salute potevano accedere per migliorare il loro benessere (si andava da corsi in gruppo legati all’arte a programmi di attività fisica e nel verde, fino a corsi di lingua per i migranti, ad esempio)».
Nel tempo le nuove iniziative sul territorio si sono moltiplicate. Il risultato è che oggi la prescrizione sociale è attiva in sei centri di salute dell’unità sanitaria di São José e si sta diffondendo in molte altre zone del Paese. Nel 2024 è nata anche la rete nazionale Social Prescribing Portugal, che riunisce professionisti sanitari, realtà comunitarie, accademici, politici ed economisti. 

Non c’è un modello standard per lo sviluppo di progetti legati al social prescribing. Alcune proposte sono nate dal basso, come quella di Figueiredo; altre invece sono state avviate sotto la spinta dei Comuni, oppure con il coinvolgimento di università o attori del terzo settore. Tuttavia, un aspetto accomuna le varie attività: oltre alla figura del medico, è sempre presente quella dei “link workers”. «È chiaro che con una visita medica che dura circa 20 minuti, noi dottori abbiamo un tempo insufficiente per affrontare anche i problemi sociali dei pazienti - spiega Figueiredo. - Qui interviene l’operatore sociale, che può dedicare al paziente da noi segnalato un tempo che va da mezz’ora a un’ora, per comprendere la sua vita, individuare bisogni e servizi disponibili e costruire insieme a lui un piano di “prescrizione sociale”, cui può seguire, se necessario, una fase di controlli successivi. Il mio studio medico, José Local Health Unit a Lisbona, si trova in una parte della città popolata da immigrati e persone con bassa istruzione. Per me, dunque, è stato un sollievo avere un modo multidisciplinare e integrato per affrontare questi problemi e allo stesso tempo vedere ridotto il numero di consultazioni legate a solitudine e isolamento sociale». Non solo. La prescrizione sociale in Portogallo ha rafforzato anche la collaborazione tra sanità e municipio, e ha migliorato la percezione della comunità verso i servizi: «Le persone capiscono - dice Figueiredo - che non siamo qui solo per fare numeri, ma ci preoccupiamo davvero del loro stato di salute». Le sfide, però, restano. A partire dall’assenza di un finanziamento stabile: «La maggior parte dei progetti non ha risorse dedicate - continua il medico. - Qualcosa è arrivato da fondi europei, ma per il resto abbiamo semplicemente riorganizzato ciò che già esisteva nel sistema e migliorato la collaborazione». Nonostante ciò, Figueiredo resta ottimista sul futuro della prescrizione sociale: «Si può iniziare anche senza finanziamenti specifici - spiega - ma è fondamentale coinvolgere diversi settori e identificare i leader giusti. Se costruisci un buon caso, il finanziamento arriverà. Per questo, è importante formarsi e partecipare ai percorsi dedicati».