Prescrizione sociale, lezione 5
Beverly Taylor: «La sanità?
Un "mix" medici-comunità»

di Valeria Camia
Quando pensiamo alla sanità, le prime immagini che ci vengono in mente sono spesso quelle di medici con il camice bianco, infermieri che corrono nei reparti, medicine accuratamente disposte in contenitori e letti ospedalieri (più o meno) allineati. Raramente, invece, riflettiamo sui gruppi di volontariato e sulle attività di comunità come componenti essenziali di un piano terapeutico. Eppure, il Regno Unito da qualche tempo ha iniziato a rimodellare il modo in cui la sanità affronta non solo la malattia, ma anche importanti elementi sociali della salute — solitudine, isolamento e mancanza di fiducia in se stessi — che spesso aggravano le condizioni fisiche e mentali. Al centro di questo cambiamento c’è il lavoro di Beverly Taylor, che è stata consulente per il National Health System (NHS) inglese e ne ha guidato il programma di prescrizione sociale tra il 2015 e il 2019.
Taylor, che ha collaborato all’integrazione della prescrizione sociale nella strategia intergovernativa sulla solitudine del 2018 e nel piano a lungo termine del NHS, sarà a Lugano lunedì 10 novembre. È ospite e relatrice della quinta lezione del Corso universitario “Medici e Prescrizione Sociale”, promosso dalla Facoltà di Scienze Biomediche dell’Università della Svizzera italiana, con IBSA Foundation per la ricerca scientifica e la Divisione Cultura della Città di Lugano. L’evento è aperto a tutti e avrà inizio alle ore 18, nell’Aula Polivalente del Campus Est di via La Santa 1 a Viganello.
Ma partiamo dagli inizi. Quando Beverly Taylor entrò nel NHS come manager per lo sviluppo del volontariato nel 2015, si rese presto conto che migliorare il volontariato ospedaliero era solo una parte della soluzione. «L’altro aspetto da modificare era il modello di cura - racconta - iniziando dalla medicina di base, quando le persone vanno dal medico, riconfigurando la sanità non come un’attività puramente clinica, ma come una partnership tra il sistema medico e la comunità». Taylor e il suo team avviarono così collaborazioni “a tappeto” con dirigenti senior del NHS e anche con politici. «Fin da subito - continua - abbiamo cercato di mettere in luce come il volontariato e gli investimenti nelle comunità locali non fossero solo uno strumento per il benessere dei pazienti, ma anche un modo per ridurre la pressione sui servizi sanitari già sovraccarichi».
Le evidenze non mancano: varie ricerche hanno dimostrato una riduzione di oltre il 30% delle visite dal medico di base e una diminuzione di quasi un quarto dei ricoveri in pronto soccorso tra i pazienti che partecipano alla prescrizione sociale. «Il volontariato è spesso visto come altruismo, un modo per restituire qualcosa alla comunità. Sebbene ciò sia vero, la ricerca e le esperienze personali dimostrano che il volontariato è anche profondamente reciproco: avvantaggia chi riceve, ma trasforma anche la vita di chi offre il proprio tempo. Rappresenta un’opportunità di coinvolgimento attivo e conferisce un rinnovato senso di scopo. Riduce la solitudine, favorisce l’attività fisica, migliora il benessere mentale e accresce competenze e fiducia in se stessi», riflette l’ex consulente per l’NHS.
A dieci anni di distanza dai “primi lavori” di Taylor per l’NHS, partecipare alle attività di comunità si conferma un’esperienza dal forte valore terapeutico. Oggi circa il 16% della popolazione adulta nel Regno Unito svolge attività comunitarie. Tutto ciò, come precisa Taylor, è reso possibile anche grazie al governo del Paese, che «ha stanziato 450 milioni di sterline per inserire oltre 4.000 link worker (mediatori per la prescrizione sociale) negli studi medici. Questi professionisti sono ora una parte integrante delle reti di cure primarie, assicurando che il volontariato e altre attività di prescrizione sociale siano inserite in modo strutturato nel percorso di cura. Già a fine 2024 si contavano oltre 5,5 milioni di prescrizioni sociali, che hanno contribuito ad aiutare quasi un milione di individui nella gestione delle patologie croniche e nel potenziamento del benessere complessivo».
Nel 2020 Taylor ha anche istituito la National Academy for Social Prescribing, dove ha riunito diverse agenzie per cofinanziare Thriving Communities, un programma volto proprio a sostenere attività locali e a preparare le comunità a ricevere le persone indirizzate dai link worker. Tutto ciò ha visto il coinvolgimento di diversi dipartimenti governativi, tra cui Natural England, Arts Council e Sport England, a sostegno dell’importanza della collaborazione intersettoriale, come ricorda Taylor, che continua: «Gli anni della pandemia hanno confermato quanto sia centrale il ruolo dei link worker nel sostenere le persone vulnerabili costrette a restare in casa; oggi questi professionisti sono un importante punto di riferimento, ad esempio per i giovani esclusi dalla scuola o in situazione di isolamento sociale, che aiutano attraverso attività comunitarie - come progetti musicali e artistici - a sviluppare fiducia e competenze relazionali».
E proprio con riferimento ad attività musicali, Taylor ha sostenuto recentemente una delle applicazioni più innovative della prescrizione sociale: il Manchester Camerata, il primo Centro di eccellenza per la musica e la demenza in tutto il Regno Unito. «Si tratta di caffè musicali organizzati da volontari e link worker, e dedicati alle persone con demenza e ai loro caregiver. Nella zona del Greater Manchester - spiega Taylor - se ne contano una ventina di questi spazi, che promuovono la connessione sociale, riducono l’isolamento e sostengono il benessere cognitivo ed emotivo».
L’esempio britannico insegna, insomma, che una prescrizione sociale efficace si costruisce con volontà politica, investimenti nei link worker e un tessuto comunitario e solidale ben strutturato. Ma la visione di Beverly Taylor si estende oltre il Regno Unito: «Il mio lavoro ora è supportare i futuri leader della prescrizione sociale. Si tratta di mettere insieme le persone, aiutarle a imparare l’una dall’altra e passare il testimone». È anche questo, dunque, il messaggio che porta a Lugano.