PALEONTOLOGIA

Monte San Giorgio, gli animali preistorici "riprendono vita"
grazie ai modelli digitali

Mercoledì 19 novembre 2025 ca. 5 min. di lettura
Ticinosuchus ferox all’entrata del Museo dei fossili del Monte San Giorgio (© L. Daulte / Ticino Turismo). Questo animale non era un dinosauro, ma un arcosauro basale, cioè un parente primitivo sia dei coccodrilli, sia dei dinosauri/pterosauri.
Ticinosuchus ferox all’entrata del Museo dei fossili del Monte San Giorgio (© L. Daulte / Ticino Turismo). Questo animale non era un dinosauro, ma un arcosauro basale, cioè un parente primitivo sia dei coccodrilli, sia dei dinosauri/pterosauri.
 

Dalla fine di settembre è accessibile al pubblico anche il laboratorio in cui vengono preparati i fossili. I reperti sono studiati da una commissione di esperti e poi ricostruiti virtualmente in tre dimensioni
di Camilla Stefanini

Dalla fine di settembre il Museo dei Fossili del Monte San Giorgio, a Meride, offre ai visitatori il Preparatorium Auri: il laboratorio, cioè (prima inaccessibile al pubblico), in cui avviene una delle fasi più delicate e affascinanti della paleontologia: la preparazione dei fossili. Il Monte San Giorgio - lo ricordiamo - dal 2003 è iscritto nella lista dell’UNESCO come Patrimonio dell’umanità, con questa motivazione:“Monte San Giorgio è il miglior reperto noto di vita marina del periodo Triassico, e conserva importanti resti della vita sulle terre emerse”.  

Per la prima volta i visitatori del Museo possono dunque osservare da vicino il lavoro minuzioso dei paleontologi che, con strumenti di precisione, liberano i fossili dalla roccia, precedentemente estratta dalla montagna. Un lungo processo che porterà i fossili, dopo 240 milioni di anni, a riemergere, essere studiati, esposti e discussi sulle riviste scientifiche.

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Il museo, tuttavia, permette di andare oltre ai fossili. Secondo il site manager UNESCO Daniele Albisetti, «ogni reperto ci racconta qualcosa. La promessa del museo è quella di poter scoprire per qualche attimo la vita di 240 milioni di anni fa, durante il periodo del Triassico Medio (tra i 247 e i 237 milioni di anni fa, ndr)». Il visitatore nel museo può infatti “vivere” il Triassico grazie a tre tipi di esperienze immersive: la realtà virtuale, la realtà aumentata e la realtà mista. 

Per quanto riguarda la reltà virtuale, «i visitatori si immergono completamente dell’ambiente marino e terrestre del Triassico, indossando i visori Meta di ultima generazione - spiega Albisetti - e possono nuotare a fianco di rettili marini giganti, osservare insetti triassici posarsi sul dorso della mano e persino essere “punti” da uno scorpione».
Nell’Acquario triassico, basato sulla realtà aumentata, gli animali del passato prendono vita, invece, all’interno di un vero acquario, tramite tablet. L’anno scorso è poi stato installato “Dragons Alive”, un’esperienza molto innovativa di realtà mista. Qui, 12 specie preistoriche si muovono fisicamente e digitalmente tra le sale del museo, interagendo con l’ambiente reale grazie a una combinazione di scenografie fisiche e animazioni digitali.

«Abbiamo già digitalizzato 30 animali antichi - continua Albisetti - che rappresentano solo una minima parte di ciò che è emerso sul Monte San Giorgio. In particolare, finora sono state identificate più di 30 specie di rettili, 50 specie di pesci e centinaia di specie di invertebrati. Il nostro obiettivo è rendere l’esperienza museale sempre più completa e coinvolgente, mantenendo nello stesso tempo una costante attenzione alla correttezza scientifica».

Ciò che rende il sito così ricco di reperti è la fortunata combinazione di vari fattori. Durante il Triassico, il Monte San Giorgio non era un monte, ma una laguna marina che pullulava di creature viventi. Le particolari condizioni anossiche (cioè prive di ossigeno) sui fondali si sono rivelate adatte alla conservazione, perché hanno impedito la decomposizione degli organismi e tenuto lontani i predatori. In questo modo il Monte San Giorgio è diventato uno dei giacimenti fossiliferi più ricchi e meglio conservati al mondo. Nonostante gli scavi si svolgano solo per un mese all’anno, gli esperti trovano costantemente numerosi esemplari fossili, tra cui alcune specie sconosciute alla comunità scientifica. Questo intenso lavoro è coordinato dal Museo cantonale di storia naturale, che contribuisce ogni anno anche alla pubblicazione di 6 – 8 articoli scientifici, un numero notevole. Tutto questo fa del Museo dei fossili non solo un centro di ricerca, ma anche una meta culturale importante, con oltre 20mila visitatori all’anno: è infatti il terzo museo più visitato del Ticino.

DAL FOSSILE AL MODELLO VIRTUALE - Una volta portati alla luce nel Preparatorium Auri, i fossili vengono studiati e valutati da diversi esperti accademici. Successivamente, grazie alla supervisione della Commissione Scientifica Transnazionale, si procede all’elaborazione di modelli fisici tridimensionali: un compito assegnato al paleontologo Beat Scheffold, tra i pochissimi in Svizzera ad avere questa competenza. Per “riportare in vita”, almeno in modo virtuale, gli animali antichi, si passa poi alla modellazione digitale realizzata dalla start-up Archon XR, nata in Ticino da un professore della SUPSI oggi attivo presso il Politecnico federale di Losanna.

L’ultimo passaggio è quello dell’animazione di questi modelli digitali, per far sì che si muovano. L’intero processo, alla fine, permette di “ricreare” animali del Triassico con un elevato rigore scientifico. «Noi non facciamo Jurassic Park - precisa subito Albisetti. - Qui il pubblico osserva riproduzioni scientificamente corrette di ciò che popolava il nostro pianeta 240 milioni di anni fa». Questo progetto della Fondazione del Monte San Giorgio, di forte stampo interdisciplinare e internazionale, ha inizialmente coinvolto anche gli studenti del corso triennale in Comunicazione Visiva del Dipartimento ambiente costruzioni e design (SUPSI), i quali hanno ideato video e immagini che oggi fanno parte dell’esperienza museale.

IL LARIOSAURO - Un esempio di particolare successo di questo approccio è la ricostruzione estremamente dettagliata del rettile marino Lariosauro (Lariosaurus valceresii). Grazie al ritrovamento del primo esemplare al mondo con la pelle conservata, sul versante svizzero del Monte, gli scienziati sono riusciti a comprendere meglio il modo in cui l’animale nuotava. Questa scoperta ha portato a una pubblicazione scientifica di rilievo sullo Swiss Journal of Paleontology lo scorso 29 agosto, che per la prima volta include anche la ricostruzione virtuale dell’animale. Un risultato che secondo Albisetti apre una nuova strada: associare la modellazione digitale alla pubblicazione scientifica, entrambe sottoposte al processo di revisione scientifica (peer review).
Il Museo dei fossili del Monte San Giorgio si conferma quindi non solo custode di tesori preistorici, ma anche luogo di innovazione scientifica e tecnologica.