PROGETTI

Maxi-atlante digitale per monitorare la flora alpina (e le specie invasive che possono creare problemi)

Domenica 28 dicembre 2025 ca. 5 min. di lettura
Una Palma di Fortune nei dintorni di Cadenazzo. Questa specie vegetale è originaria dell’Asia centrale, ma ormai è molto presente anche in Ticino e in altre regioni europee, ed è definita una “neofita invasiva” (foto di Chiara Micci/Garbani)
Una Palma di Fortune nei dintorni di Cadenazzo. Questa specie vegetale è originaria dell’Asia centrale, ma ormai è molto presente anche in Ticino e in altre regioni europee, ed è definita una “neofita invasiva” (foto di Chiara Micci/Garbani)
 

L’Atlas Flora Alpina diventerà la prima mappatura online e transnazionale in grado di mostrare la distribuzione delle circa 4.500 specie di piante e felci delle Alpi. Esperti di 4 Paesi riuniti a Bellinzona
di Camilla Stefanini

Silenziosamente, alcune piante introdotte dall’uomo stanno trovando spazio anche in ambienti sempre più elevati delle Alpi. In Ticino, come negli altri Paesi del versante sud delle Alpi, le neofite (così vengono chiamate queste piante) iniziano a comparire dove fino a poco tempo fa dominavano esclusivamente le specie autoctone. Le neofite rappresentano ormai circa il 20% della flora svizzera e, nella maggior parte dei casi, si integrano senza problemi. Tuttavia, circa una su cinque diventa invasiva, alterando habitat delicati e competendo con le specie autoctone. «Individuare in anticipo quali specie diventeranno problematiche è molto difficile - spiega Brigitte Marazzi, organizzatrice del congresso “Botanica Sudalpina”, che si è svolto alla fine di novembre nel Centro Spazio Aperto di Bellinzona. - Servono monitoraggi a lungo termine e modelli predittivi, ma le risorse sono spesso limitate». 

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Le specie esotiche sono state uno degli importanti temi del congresso (alla sua terza edizione), organizzato dalla Società botanica ticinese, insieme a InfoFlora, al Giardino botanico cantonale delle Isole di Brissago, alla Società ticinese di scienze naturali e ad Agroscope Cadenazzo. In due giorni intensi, il congresso ha riunito 85 partecipanti da 40 affiliazioni distribuite in quattro Paesi: Svizzera, Italia, Germania e Slovenia. 

«L’interesse scientifico e collaborativo è in crescita costante - dice Marazzi. -C’è una forte volontà di scambio di conoscenza. E occasioni come questa, con la flora alpina al centro, sono più uniche che rare». 

Un contributo importante arriva dal Campus del WSL (Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio) di Cadenazzo, dove la ricerca si concentra sia sulla biologia delle neofite invasive, sia sullo sviluppo di strategie di contenimento adatte agli ambienti locali. Durante il congresso, i ricercatori Vincent Fehr e Boris Pezzatti hanno presentato nuovi approcci di ricerca per comprendere il potenziale invasivo già nelle fasi iniziali, un passaggio cruciale per una gestione efficace. 

METTERE IN RETE LA BOTANICA ALPINA - La necessità di dati solidi e condivisi è emersa anche nel dibattito sul progetto Atlas Flora Alpina (AFAP), avviato nel 2023 da un consorzio di oltre venti istituzioni dell’intero arco alpino. Ne ha parlato durante il congresso Stefan Eggenberg di InfoFlora, che traina il progetto: «L’obiettivo - ha detto - è creare il primo atlante online e transnazionale che mostri la distribuzione delle circa 4.500 specie di piante e felci alpine. Si tratta di  un grande passo rispetto all’ultima pubblicazione, avvenuta ormai vent’annifa (in edizione catacea, ndr) di Flora alpina, che fa da punto di partenza per AFAP».  

Esistono ottime iniziative nazionali, come la Carta di distribuzione di InfoFlora per la Svizzera. «Ma - spiega Marazzi  - manca uno strumento unico che superi i confini politici e restituisca una visione biogeografica coerente». Creare una piattaforma unica per la flora alpina significa poter finalmente osservare il paesaggio vegetale con uno sguardo d’insieme, e questo potrebbe portare a ricadute scientifiche concrete. Diventerebbe possibile, infatti, identificare tendenze alpine su larga scala, come la migrazione altitudinale di molte specie. Inoltre, l’atlante transnazionale renderebbe più semplice riconoscere aree sensibili alla diffusione di neofite. Infine, l’atlante fornirebbe basi affidabili per piani di conservazione, monitoraggi e politiche ambientali condivise, e aggiornerebbe in modo sistematico le conoscenze dal 2004 a oggi. 

Ma l’atlante potrà avere anche un cruciale valore divulgativo. Atlas Flora Alpina, infatti, sarà uno strumento aperto, accessibile a tutti, che permetterà a chiunque di avere maggiore consapevolezza della grande biodiversità floristica alpina, e aiuterà ricercatori, naturalisti e appassionati a capire come cambiano le nostre montagne. 

Alla prima edizione del congresso sulla “Botanica Sudalpina” (2023, ospitato proprio a Lugano, hanno partecipato 26 rappresentanti di almeno 17 istituzioni e 6 Paesi. Nel 2024, il secondo incontro, tenuto a Rovereto (Italia), ha riunito 25 esperti che hanno lavorato nei quattro gruppi tematici creati per costruire l’atlante: “Mappa pilota”, “Delimitazione del perimetro”, “Finanzamento” e “Tassonomia” (ovvero la classificazione delle specie vegetali).  

IL PROBLEMA DEI FINANZIAMENTI - Il consorzio ha già prodotto un sito test con 100 specie, non ancora pubblico, che dimostra la fattibilità tecnica del progetto. Il nodo cruciale restano i finanziamenti: la prima candidatura al programma europeo Interreg Alpine Space non è stata accettata, ma il gruppo di lavoro dedicato sta preparando nuove proposte.  

«Servono risorse, per esempio, per completare la digitalizzazione, integrare i database nazionali e uniformare la nomenclatura» - precisa l’organizzatrice. - I dati ci sono, le competenze anche. Manca solo il sostegno economico per fare il salto di qualità». 

Ma al di là dei dati e dei progetti, il congresso ha ribadito il ruolo della Botanica come disciplina capace di cogliere i segnali più precoci del cambiamento. Le specie che salgono di quota, le popolazioni che nel frattempo si riducono, nuove presenze inattese raccontano trasformazioni profonde di questo ecosistema. La Botanica funziona così da lente per interpretare processi più ampi: il clima che muta, gli ecosistemi che si riorganizzano, le pressioni umane che raggiungono anche gli ambienti più remoti.