Come tradurre la scienza

La scienza bizzarra e sorridente:
Ig Nobel, prima volta a Zurigo

Domenica 6 settembre 2026 ca. 9 min. di lettura

di Stefania De Vito

Elodie Chabrol, componente dello staff organizzativo, e Marc Abrahams, fondatore dell’Ig Nobel Prize, mostrano la "statuetta" del premio 2026 (foto Albinfo)
Elodie Chabrol, componente dello staff organizzativo, e Marc Abrahams, fondatore dell’Ig Nobel Prize, mostrano la "statuetta" del premio 2026 (foto Albinfo)

Le idee più creative nascono quando menti brillanti si divertono e scherzano insieme in un clima rilassato. Lo scriveva Isaac Asimov, noto autore di fantascienza, nel 1959 sulla MIT Technology Review. Proprio questo succede sul palco degli Ig Nobel, che svela tutto l’umorismo della comunità scientifica internazionale. 

Accolti da un diluvio di aeroplanini di carta lanciati dagli spettatori, i vincitori ritirano i loro premi: una banconota da dieci trilioni di dollari dello Zimbabwe e un trofeo di plastica – quest’anno un piede tra i funghi su un pezzo di formaggio blu. Tutt’altro che solenne, il discorso di accettazione diventa un siparietto comico di 60 secondi. 

LA STORIA - Gli Ig Nobel Prize, creati nel 1991 dal matematico Marc Abrahams e dalla rivista umoristica Annals of Improbable Research, avevano all’inizio una componente esplicitamente satirica e dissacrante. In pratica, erano una sorta di premio negativo per ricerche ritenute pseudoscientifiche, o inutili, o quantomeno discutibili. Lo stesso nome scelto, Ig Nobel, che può essere pronunciato “ignoble”, la dice lunga sul significato iniziale del premio.
Progressivamente, però, questa componente si è molto ridotta. Oggi, nella maggior parte dei casi, gli Ig Nobel non prendono in giro cattivi scienziati: premiano, invece, buoni scienziati che hanno studiato seriamente domande in apparenza ridicole. Alcuni lavori premiati sono apparsi su riviste scientifiche serie e hanno avuto, poi, risvolti positivi imprevisti.

PERCHÉ A ZURIGO - I rituali della premiazione si ripetono dal 1991, ma quest’anno c’è una novità importante. Per la prima volta, la cerimonia non si è tenuta negli Stati Uniti, ma in Svizzera. Marc Abrahams, che presenta tutte le edizioni, ci spiega il perché: «Solitamente, quasi tutti i vincitori partecipano alla cerimonia di premiazione. Arrivano da tutto il mondo, nonostante il viaggio sia interamente a carico loro. L’anno scorso, però, quattro di loro hanno deciso di non partecipare, convinti che sia ormai rischioso visitare gli Stati Uniti. E allora ci siamo detti: se vogliamo che partecipino tutti non possiamo rifare la cerimonia in America. Senza i vincitori, la cerimonia perde la sua magia. Quindi, abbiamo deciso di spostarla, trovando nella città di Zurigo e nelle sue istituzioni un supporto immediato. Tutto ha funzionato perfettamente».

Le restrizioni d’ingresso negli Stati Uniti rischiavano di scoraggiare la partecipazione. E così, la cerimonia è stata realizzata in collaborazione con il Settore dei Politecnici Federali e l’Università di Zurigo. Ha inizio un capitolo inedito: «Da quest’anno la cerimonia farà tappa a Zurigo un anno sì e uno no, alternandosi con diverse città europee, a cominciare da Antwerp, in Belgio - continua Abrahams. - E siamo molto contenti del risultato. Durante la cerimonia, l’accoglienza della platea è stata travolgente, tutta la sala partecipava in sintonia e allegria». 

Tante persone «da diversi Paesi, ma da un solo Pianeta», come è stato ricordato sul palco. Anche questo fa prima ridere, poi pensare, secondo la formula della manifestazione. 

LE MUTANDE SEPOLTE – I nomi dei vincitori dovevano rimanere segreti fino alla sera della cerimonia. «Non ho potuto dirlo neanche a mio figlio! - ci confessa Pia Viviani, covincitrice dell’Ig Nobel per la Scienza del Suolo e titolare dell’agenzia Catta: «Per la nostra ricerca, abbiamo chiesto a 1000 cittadini in Svizzera di seppellire 2000 paia di mutande per 1-2 mesi».
Perché avete scelto proprio l’intimo e non i calzini? Ci risponde Marcel van der Heijden, dell’Università di Zurigo: «C’è un importante aspetto pratico: i calzini si perderebbero irrimediabilmente sottoterra. Gli slip, invece, hanno una comoda molla in vita che rende facilissimo sotterrarli e soprattutto ripescarli. Inoltre, le mutande attirano la curiosità delle persone ed è questo che volevamo: accendere i riflettori sull’importanza del suolo. Molti non sanno che il suolo ospita oltre la metà di tutta la biodiversità del pianeta. C’è più carbonio nel suolo di quanto ce ne sia nelle piante e nell’atmosfera. Quando li abbiamo recuperati, gli slip di cotone biologico apparivano molto consumati, soprattutto quando erano stati sepolti in giardini privati. Li abbiamo passati allo scanner e pesati per misurarne il grado di decomposizione e avere un’idea della qualità del suolo. Una decomposizione del 60% testimonia un’intensa attività biologica, segno che il suolo è in salute. Hanno partecipato anche molti volontari ticinesi». 

«La mutanda è una finestra sul suolo», ha scherzato Franz Bender, co-autore dello studio. 

I MORSI DEI SERPENTI – «Mia mamma non ne può più della mia ricerca, è terrorizzata». A parlarci è João Miguel Alves-Nunes, vincitore insieme al suo team dell’Ig Nobel per la Biologia. Lo incontriamo il giorno dopo la cerimonia, durante l’evento "Faccia-a-Faccia", tenutosi all’Università di Zurigo. In quest’occasione, i vincitori hanno avuto l’opportunità di spiegare meglio la loro ricerca con una presentazione di 4 minuti. Alves-Nunes ha da poco cominciato il suo dottorato di ricerca in Brasile e studia il comportamento dei serpenti. Ogni anno 130mila persone al mondo muoiono a causa del loro veleno. Ma perché i serpenti mordono? Per scoprirlo, Alves-Nunes ha avvicinato il suo piede – coperto da stivali protettivi – a 116 serpenti della specie Bothrops Jararaca per ben quattromila volte. Il risultato? Quasi la metà delle volte i serpenti colpiscono quando il piede si avvicina alla testa. Mordono molto più raramente, se ci si avvicina troppo al resto del corpo o alla coda.
Gli chiediamo: perché hai usato proprio il tuo piede e non un bastone? Risponde: «Il piede, perché è più realistico, e il mio piede in particolare, perché comprensibilmente nessun altro voleva prestarsi a fare questo esperimento». Ma Alves-Nunes non sapeva di essere fortemente allergico all’antidoto del veleno di questi serpenti. Come ha rivelato pubblicamente durante il Faccia-a-Faccia, lo ha scoperto in ospedale, quando un serpente lo ha morso nonostante la protezione. 

LATTE DI SCARAFAGGIO – «Lo scarafaggio è il nostro eroe», sorride Ramaswamy Subramanian, professore dell’Università Purdue, negli Stati Uniti. Insieme al suo gruppo di ricerca internazionale ha vinto l’Ig Nobel per la Chimica, studiando la Diploptera Punctata, uno scarafaggio vivipero. Gli embrioni di questa specie si sviluppano nel corpo della femmina, dove si nutrono di una sostanza simile al latte, chiamata "lili-mip". Subramanian ha spiegato: «Grazie a questo latte, gli embrioni crescono a dismisura. Arrivano a pesare 60 volte in più rispetto alla fase iniziale. Un giorno ne abbiamo schiacciato uno al microscopio e abbiamo osservato un’esplosione di cristalli di proteine. Un singolo cristallo contiene più di 4 volte l’energia che si trova nel latte vaccino. Sono nutrienti completi. Forniscono tutti gli aminoacidi essenziali, carboidrati e grassi. L’ideale per lunghe missioni verso Marte: il cibo più nutriente nella forma più compatta». 

L’ANGOLO PERFETTO PER URINARE – Per non bagnarsi le zampe, i cani tendono a urinare con un’inclinazione di circa 30 gradi, gli uomini no. Molti orinatoi sono ancora simili alla famosa opera d’arte del 1917 di Marcel Duchamp. Un design celebrato, ma obsoleto che si traduce in spese di pulizia elevate e scarsa igiene. L’Ig Nobel per la Fisica è andato a Kaveeshan Thurairajah dell’Università di Waterloo, in Canada, e ai suoi colleghi per aver dimostrato che un angolo di impatto del flusso di circa 30 gradi risolve il problema degli schizzi. L’orinatoio Nautiloo, progettato dal gruppo di ricercatori, riduce gli schizzi all’1,4% rispetto a quelli causati dai modelli tradizionali.

ZANZARE STAMPANTI – Un giorno, bevendo un caffè, i ricercatori delle Università di Drexel a Philadelphia e McGill in Canada si ritrovano a confrontarsi sui problemi che frenano i loro studi. Da una parte c’è chi cerca la punta ideale per stampare in 3D microscopiche reti neurali, dall’altra chi lavora a una crema repellente contro le zanzare. Così, inizia la storia del premio Ig Nobel per la Tecnologia. Lo ha raccontato durante l’incontro Faccia-a-Faccia, Changhong Cao. I ricercatori, guidati da lui, hanno inventato una stampante 3D ad alta risoluzione, che usa le proboscidi delle zanzare femmina come puntine. Queste proboscidi, lunghe circa 2 millimetri e con un diametro di 20-25 micrometri, sono perfette per stampare linee sottili di appena 20 micron – un po’ più piccole di un globulo bianco, come si legge sul sito della McGill. 

BACIARSI, SOFFIARSI IL NASO E RUBARE CARAMELLE – Cosa vuol dire baciarsi in diverse specie animali? Lo ha definito Matilde Brindle insieme al suo gruppo di ricerca, vincendo il premio per la Biomeccanica. 

L’odore dei figli piace moltissimo ai genitori quando sono piccoli, ma non quando diventano adolescenti. Questo studio, condotto da Ilona Croy, si è invece guadagnato l’Ig Nobel per l’Olfatto. 

E non potevano mancare i premi per l’economia, la medicina, e persino la pace. 

Il gruppo di ricerca guidato da Paul Piff si è aggiudicato il premio per l’economia. Le persone più benestanti, hanno dimostrato gli studiosi, tendono a comportarsi in modo meno etico - per esempio, sottraendo più frequentemente (rispetto ai non benestanti) caramelle da barattoli destinati ai bambini.

Uno studio aerodinamico giapponese su come soffiarsi il naso, guidato da Tokuji Unno, ha vinto il premio per la medicina. E infine, Jaimie Krems ha ricevuto il premio per la Pace per studi di psicologia sociale, che osservano che gli amici che ci piacciono sono disposti a comportarsi male con i nostri nemici.

UN’ULTIMA NOVITÀ – Tradizionalmente, durante la cerimonia, una bambina saliva sul palco per interrompere i ricercatori che si dilungavano troppo nel discorso di accettazione. Quest’anno, gli scienziati travestiti da scarafaggi, con in mano serpenti e sulle spalle zanzare venivano interrotti da tre banane giganti. Le tre banane sono state presentate alla fine: Michael Schaepman, presidente dell’Università di Zurigo, Anna Fontcuberta i Morral, presidentessa del Politecnico Federale di Losanna (EPFL), e Wouter De Pesseroey, responsabile degli eventi all’Università di Antwerp.

Uscendo dal Palazzo dei Congressi, le persone erano "sotto l’effetto" dell’Ig Nobel. Per strada, la gente giocava a inventare titoli geniali per studi da candidare alle prossime edizioni. E chissà se tra loro c’era un futuro vincitore.