Dalla Spagna agli USA,
e ora al Ticino, per svelare
nuovi segreti del Sole

L’astrofisico David Afonso Delgado ha ottenuto una "MSCA Fellowship", uno dei finanziamenti europei più prestigiosi per giovani ricercatori. Lavorerà all’IRSOL, che conferma la capacità di attrarre giovani talentidi Elisa Buson
Non è sempre detto che il “sogno americano”, inseguito da tanti giovani ricercatori europei, preveda un biglietto di sola andata per gli Stati Uniti. Per alcuni di loro, dopo l’esperienza oltreoceano, arriva anche il momento del ritorno, soprattutto quando ad attenderli c’è un centro di ricerca all’avanguardia capace di competere con i migliori al mondo. È il caso dell’Istituto ricerche solari Aldo e Cele Daccò (IRSOL) di Locarno, affiliato all’Università della Svizzera italiana, che ha appena conquistato un “cervello” di rientro dal Colorado: il giovane astrofisico spagnolo David Afonso Delgado, vincitore di una borsa di studio post-dottorato Marie Skłodowska-Curie, uno dei finanziamenti europei più prestigiosi e competitivi per giovani ricercatori.
Nato al sole di Tenerife 31 anni fa, David è cresciuto con lo sguardo rivolto al cielo. Dopo la laurea in fisica e un master in astrofisica all’Università di La Laguna, ha conseguito un dottorato all’Istituto di Astrofisica delle Canarie (IAC) grazie a una borsa finanziata nell’ambito del progetto europeo POLMAG, dedicato allo studio del magnetismo dell’atmosfera solare. Per proseguire la sua attività di ricerca è poi volato negli States, in Colorado, per un’esperienza di due anni presso l’High Altitude Observatory (HAO) di Boulder. Alle Canarie, come negli Stati Uniti, si è trovato più volte a incrociare (seppur indirettamente) le attività dell’IRSOL: i suoi supervisori, infatti, collaboravano strettamente con i ricercatori ticinesi. «Ci occupiamo tutti di misurare la polarizzazione della luce solare, cioè il modo in cui le onde luminose oscillano dopo essere state influenzate dai campi magnetici presenti nell’atmosfera del Sole: lo facciamo con approcci e strumenti diversi, ma proveniamo tutti dalla stessa scuola» - spiega Luca Belluzzi, capogruppo scientifico all’IRSOL.
Grazie a queste interazioni, David ha sviluppato l’idea del progetto SOMMA (Solar Magnetic Mapping: UV Spectropolarimetric Diagnostics from Photosphere to Transition Region), con cui intende approfondire la comprensione della struttura del campo magnetico nell’atmosfera solare, un elemento chiave per lo studio dei processi fisici che influenzano il meteo spaziale con pesanti conseguenze anche sulla Terra (in particolare su satelliti in orbita, telecomunicazioni, Gps e reti elettriche).
«Dato che non è possibile effettuare misurazioni dirette del campo magnetico del Sole, il progetto si concentra sullo sviluppo e il perfezionamento di avanzate tecniche diagnostiche di telerilevamento basate sulla spettropolarimetria ultravioletta - spiega David. - In particolare, la ricerca si basa sull’analisi dei segnali di polarizzazione presenti nelle righe spettrali della luce UV che si formano nell’atmosfera solare e che portano l’impronta del campo magnetico della nostra stella. Le recenti missioni suborbitali CLASP2 e CLASP2.1 condotte dalla NASA insieme ad altri partner internazionali, tra cui l’IRSOL, hanno dimostrato il grande potenziale diagnostico di questi segnali, consentendo una mappatura senza precedenti della struttura del campo magnetico nelle regioni attive del Sole. Il nostro obiettivo è migliorare i modelli che descrivono come si formano i segnali di intensità e polarizzazione in diverse righe spettrali UV. Questo consentirà di rendere più precise le tecniche diagnostiche esistenti e di sfruttare al meglio sia i dati già disponibili, sia quelli che saranno raccolti dalle future missioni spaziali».
David ha proposto questa idea per partecipare al bando Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA) Postdoctoral Fellowships 2025, uno dei programmi europei più competitivi dedicati alla mobilità e allo sviluppo di carriera dei giovani ricercatori. «Quando ho presentato la domanda, l’IRSOL era certamente una delle mie destinazioni preferite - racconta il giovane astrofisico. - Qui c’è un gruppo di ricerca eccellente. Non avevo mai lavorato direttamente con nessuno dei ricercatori ticinesi, ma li conoscevo attraverso i loro lavori scientifici, che avevo letto e seguito. Sapevo inoltre che Luca Belluzzi aveva ottimi rapporti con i miei supervisori, sia allo IAC, sia in Colorado. Esistevano quindi già diversi punti di contatto e, nel nostro campo, queste connessioni contano molto. Tutte queste relazioni hanno contribuito a creare le condizioni che mi hanno spinto a candidarmi per questa borsa di studio».
SELEZIONE DURISSIMA - Tra le 17.066 proposte presentate a livello internazionale, solo 1.610 sono state ammesse al finanziamento, con un tasso di successo pari al 9,6%. Vincere «è stato un risultato straordinario» - ammette David. La notizia è arrivata «quando ero ancora negli Stati Uniti, in Colorado, quindi con un fuso orario di nove ore. Seguivo tutto su internet, alla radio, attraverso notizie che arrivavano da canali diversi, e vedevo che molti iniziavano a chiedersi se i risultati fossero confermati o meno. Col passare delle ore avevo la sensazione che le informazioni diventassero sempre più negative. Quando sono andato a dormire, verso l’una di notte, non avevo ancora ricevuto alcuna comunicazione, e dentro di me ero quasi convinto che fosse andata male. Poi, al mattino, ho aperto la mail e ho visto che il progetto era stato approvato! È stato stranissimo: non sapevo nemmeno io come sentirmi. Da un lato ero ovviamente felicissimo, perché si trattava del primo grande progetto che avevo scritto: ottenere il finanziamento era qualcosa di molto importante. Dall’altro lato ero disorientato, perché è successo proprio durante la mia ultima settimana negli Stati Uniti. Quindi è stato un momento davvero intenso».
Nella carriera di un giovane ricercatore «la mobilità è molto importante», sottolinea Belluzzi. «È così cruciale per il curriculum - spiega - che in molti Paesi è fortemente incoraggiata, quasi d’obbligo dopo il dottorato. Io stesso ho trascorso diversi anni allo IAC grazie alla stretta collaborazione che c’era già allora tra il mio supervisore e quello di David, una partnership che continua tuttora e che sta facendo crescere intere generazioni di giovani ricercatori». Questo “ponte” tra Canarie e Ticino è proprio quello che ha portato David a trasferirsi nelle scorse settimane a Locarno. Ora per lui è arrivato il momento di disfare valigie e scatoloni per iniziare quanto prima i due anni di ricerca all’IRSOL. «Abbiamo costruito un bel gruppo che supporterà David nelle sue attività - racconta Belluzzi. - Lui ovviamente sarà la mente e il braccio operativo del progetto, ma poi ognuno di noi porterà il suo contributo per dare vita a un grande lavoro di squadra».
UN MONDO CHE CAMBIA - Guardando al passato, però, è inevitabile notare che qualcosa di profondo è cambiato in questo genere di collaborazioni internazionali. «Un tempo - ricorda Belluzzi - le partnership nascevano gradualmente: i ricercatori si scrivevano lunghe lettere, frutto di approfondite riflessioni, e costruivano le loro relazioni in modo più lento, ma forse anche più solido e ponderato. Quando ho iniziato a lavorare io era già il tempo delle email, che permettevano di entrare rapidamente in contatto e di comunicare e discutere i dati a distanza. Per far nascere nuovi progetti, però, era ancora indispensabile vedersi di persona, magari con un foglio o una lavagna davanti». Con la pandemia e la forte accelerazione nelle comunicazioni digitali, poi, tutto è cambiato. «Con le piattaforme per le teleconferenze e gli archivi digitali per lo scambio di dati, ormai si può lavorare insieme da remoto come se si condividesse lo stesso ufficio - dice Belluzzi. - Non serve più viaggiare come un tempo. Lo stesso vale anche per le campagne osservative: se prima volevo raccogliere dati con uno strumento installato in un altro Paese, dovevo recarmi di persona lì, mentre oggi mi basta sottoporre una proposta di progetto e, in caso di approvazione, attendere che i responsabili dello strumento mi mandino i dati di cui avevo bisogno. Incontrarsi di persona e lavorare fianco a fianco, però, serve ancora». E il fatto che David abbia deciso di trasferirsi in Ticino, lo dimostra.