Oncologia e intelligenza
artificiale: nuove collaborazioni
fra IOR e ricercatori cinesi

Da sempre l’Istituto Oncologico di Ricerca mantiene un dialogo scientifico costante con diversi centri in Cina. La "comunità" cinese allo IOR è la terza, numericamente, dopo quella italiana e svizzeradi Maria Grazia Buletti
Un rapporto di collaborazione molto stretto lega, da sempre, l’Istituto Oncologico di Ricerca (IOR) di Bellinzona con centri di ricerca cinesi. Attualmente, dopo italiani e svizzeri, i cinesi rappresentano il terzo gruppo nazionale più numeroso allo IOR, con circa 17–18 ricercatori, che lavorano in ambiti strategici come lo studio dei linfomi e del carcinoma della prostata.
Questo “flusso” non si è mai interrotto e, negli ultimi vent’anni, decine di studiosi cinesi hanno svolto periodi di ricerca o formazione presso lo IOR e anche presso lo IOSI (Istituto Oncologico della Svizzera italiana). Solo nel laboratorio di Andrea Alimonti, attuale direttore dello IOR, 11 ricercatori provenienti da 9 università e centri oncologici cinesi hanno partecipato a programmi di ricerca. «Questo tipo di scambio - dice Franco Cavalli, presidente della Fondazione IOR - ha un forte valore formativo e contribuisce a creare una nuova generazione di scienziati con una prospettiva internazionale. Ma non basta. Questo scambio consente anche di confrontare la biologia dei tumori tra popolazioni occidentali e asiatiche, permettendo di identificare caratteristiche biologiche che altrimenti non emergerebbero».
Le collaborazioni con la Cina hanno portato a pubblicazioni scientifiche importanti?
«Sì - risponde Cavalli - e questo è uno degli aspetti più significativi della collaborazione. Diversi lavori realizzati con il contributo di ricercatori cinesi sono stati pubblicati su riviste scientifiche di alto livello.
Tra gli esempi più recenti: studi sui linfomi indolenti pubblicati su Blood (Condoluci A. et al., 2020; Bonfiglio F. et al., 2022); lavori su epigenetica dei linfomi pubblicati su Haematologica (Napoli S. et al., 2022); ricerche sugli interferenti endocrini e sul cancro pubblicate su Journal of Hazardous Materials (Zeng et al., 2024) ed Environment International (Huang W. et al., 2024); uno studio sulla senescenza tumorale pubblicato su Cancer Cell (Colucci M. et al., 2025); un lavoro sull’immunologia del cancro pubblicato su Immunity (Lai P. et al., 2024).
Queste pubblicazioni contribuiscono a dare visibilità internazionale ai gruppi di ricerca di Bellinzona».
In quali ambiti emergenti si stanno sviluppando nuove collaborazioni?
«Un settore molto promettente è quello dell’intelligenza artificiale applicata all’oncologia. La Cina sta investendo enormemente in questo campo e lo IOR sta sviluppando accordi con diversi centri oncologici cinesi per applicare queste tecnologie alla ricerca e alla diagnostica oncologica».
Può citare qualche esempio concreto di queste collaborazioni?
«Una collaborazione importante è quella con il Chongqing University Cancer Hospital, nata circa quattro anni fa durante il Work Oncologic Forum ad Ascona. Da quell’incontro si è sviluppato uno scambio scientifico che continua tuttora con visite reciproche e progetti congiunti.
Nel 2024 sono state avviate anche iniziative con il West China Hospital di Chengdu, uno dei più grandi ospedali universitari della Cina. In quell’occasione sono state discusse collaborazioni per integrare ricerca biologica, studi clinici e strumenti di intelligenza artificiale nello sviluppo di nuove terapie».
Dal punto di vista economico, che impatto ha la presenza dei ricercatori cinesi allo IOR?
«Molti giovani ricercatori sono finanziati da enti cinesi, quindi la loro presenza non comporta costi aggiuntivi per l’Istituto, ma contribuisce comunque in modo sostanziale alla produttività scientifica».
Questi scambi continuano anche dopo il rientro dei ricercatori in Cina?
«Sì. Molti di loro, una volta rientrati nel loro Paese, assumono ruoli di responsabilità nei rispettivi istituti. Questo crea una rete scientifica stabile che facilita nuovi studi clinici e programmi di ricerca. Per esempio, l’Union for China Lymphoma Investigators (UCLI) è membro ufficiale dell’IELSG e rappresentanti cinesi, come il professor Yuqin Song del Peking University Cancer Hospital, partecipano oggi alla governance scientifica del gruppo».
Quali vantaggi scientifici derivano dal condurre studi clinici direttamente in Cina?
«La possibilità di condurre studi direttamente in Cina su forme di linfoma più frequenti nei pazienti asiatici ha permesso di ampliare le conoscenze su specifici sottotipi della malattia. Un esempio è lo studio sul linfoma NK/T di tipo nasale, condotto interamente in Cina (Shanghai e Guangzhou) nell’ambito dell’International Extranodal Lymphoma Study Group (IELSG), i cui risultati sono stati presentati alla 18ª International Conference on Malignant Lymphoma (ICML) di Lugano nel 2025 (Zhong H. et al., Hematological Oncology, 2025).
All’inizio esistevano alcuni dubbi sulla qualità dei dati, ma nel tempo le informazioni raccolte si sono rivelate solide e affidabili, contribuendo in modo significativo al successo degli studi».
Guardando al futuro, quali sono le prospettive di sviluppo dello IOR?
«Lo IOR concentra le proprie attività soprattutto sui linfomi e sul carcinoma della prostata, settori nei quali l’impatto scientifico è maggiore.
Con la realizzazione del nuovo edificio dell’Istituto, prevista nei prossimi anni, lo IOR disporrà di cinque o sei nuovi laboratori, aumentando la capacità di ospitare ricercatori e progetti internazionali.
Questo permetterà di consolidare il ruolo della Svizzera e di Bellinzona come punto di riferimento globale per la ricerca oncologica e la collaborazione scientifica internazionale, anche con la Cina».