USI STARTUP CENTRE

Dal 2004 a oggi, 87 startup:
il "Muro degli Alunni" racconta
sogni, successi (e sconfitte)

Lunedì 9 febbraio 2026 ca. 6 min. di lettura
Francesco Lurati, direttore dell’USI Startup Centre (foto di Chiara Micci / Garbani)
Francesco Lurati, direttore dell’USI Startup Centre (foto di Chiara Micci / Garbani)
 

Inaugurato al Campus Est di Lugano l’Alumni Wall, con i nomi, i simboli e le descrizioni di tutti i progetti innovativi che sono stati "incubati" in questi 22 anni daI team di esperti dell’USI, in collaborazione con la SUPSI
di Paolo Rossi Castelli

Ventidue anni di lavoro raccontati su una parete lunga quattro metri, l’Alumni Wall (il muro degli alunni) in un lungo corridoio dell’USI Startup Centre, al Campus Est di Lugano (in via La Santa 1). Qui, uno accanto all’altro, si snodano i simboli e i nomi delle 87 aziende che sono state “incubate” all’Università della Svizzera italiana dal 2004 a oggi, e sono riuscite a decollare. L’inaugurazione del Wall, inizialmente nascosto dietro un elegante drappo scuro e poi “scoperto”, si è svolta il 28 gennaio, davanti a una platea composta da chi ha visto nascere, 22 anni fa, i primi servizi per sostenere le startup, come Roberto Poretti e Albino Zgraggen, e da chi le aziende le ha create davvero, come Nicoletta Casanova, fondatrice di FEMTOprint (una delle startup incubate all’USI) e ora presidente dell’Associazione Industrie Ticinesi (AITI).

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Non tutte le 87 aziende presenti sul Wall, bisogna dirlo, hanno poi resistito all’urto del mercato, come d’altronde succede classicamente nel mondo delle startup (aziende innovative, ma anche temerarie, per definizione). Quaranta, infatti, hanno dovuto chiudere nel corso degli anni, ma 42 sono attive, in alcuni casi con forte successo. Altre 5, invece, sono state vendute ad aziende più grandi: è la cosiddetta “exit”, fortemente ambita da una parte degli “startupper”, perché porta solitamente ad alti guadagni. Ma altri fondatori di startup, invece, non acceterebbero mai di staccarsi dal loro progetto e dal loro sogno.

«La nostra Università - ha detto il rettore Gabriele Balbi, durante l’inaugurazione - ha sempre puntato molto sulla dimensione innovativa delle startup. Mettere a disposizione dei nostri studenti e delle nostre studentesse, e dei nostri ricercatori e ricercatrici, uno spazio in cui trovare sostegno e trasferire nuove tecnologie, è qualcosa di veramente importante, e l’Alumni Wall ne mostra i frutti».

Nato nel 2004 come Centro Promozione Start-up (in sigla, CP Start-up), l’USI Startup Centre ha assunto la sua forma attuale nel 2021, diventando un elemento essenziale del “terzo mandato” dell’Università nel campo dell’imprenditorialità e dell’innovazione (il primo e il secondo mandato sono l’insegnamento e la ricerca). Da subito il CP Start-up ha svolto un ruolo di acceleratore d’impresa, fornendo infrastrutture e soprattutto consulenza per aiutare i giovani imprenditori ad avere successo con i loro progetti.

«L’idea originaria, in verità, risale addirittura al 2002 - racconta Albino Zgraggen, segretario della Fondazione per le Facoltà di Lugano dell’USI. - Una persona che ha avuto molti meriti in questa vicenda è, fra le altre, Giuseppe Serazzi, in quegli anni professore al Politecnico di Milano, con un incarico anche all’USI. Serazzi invitò il comitato direttivo della Fondazione a visitare l’incubatore del Politecnico milanese, e dopo quell’incontro si decise di partire con un centro analogo pure a Lugano (la presentazione ufficiale avvenne poi nel maggio 2004). Diversi anni dopo, nel 2017, la Fondazione ha infine “passato” il CP Start-up direttamente all’USI». E, ribadiamo noi, nel 2021 è avvenuta l’ulteriore trasformazione in USI Startup Centre.

«Nel suo periodo di attività il CP Start-up - ricorda Roberto Poretti, che ne è stato il primo direttore - ha esaminato più di 600 richieste di sostegno, e la Commissione di esperti ne ha promosse una sessantina (quindi circa il 10%). Un elemento decisivo è stata l’alleanza, fin dall’inizio, fra USI e SUPSI, nella raccolta e nello sviluppo dei progetti, che ci ha portato a combinare eccellenza accademica, ricerca applicata e formazione pratica all’imprenditorialità. Proprio grazie a questa alleanza abbiamo anche ottenuto, all’inizio, un rilevante finanziamento da parte della Fondazione Gebert Rüf (un’istituzione di grande rilievo in Svizzera, che per la prima volta, in quell’occasione, aveva deciso di sostenere un progetto di incubatori)».

UN LAVORO CERTOSINO - Non è stato facile recuperare i nomi, i marchi e le informazioni su tutte le startup, o comunque i progetti, “transitati” attraverso le strutture dell’USI, da inserire poi nell’Alumni Wall. Per diversi mesi lo staff dello Startup Centre, e in particolare Anastasia Bedova,  Francesco Meli e Umberto Bondi, hanno passato al setaccio migliaia di documenti raccolti in archivio (e in decine e decine di scatoloni...). «Il lavoro è stato meticoloso - spiega il direttore Francesco Lurati - e siamo orgogliosi del risultato. Il muro è ancora lungo, comunque, e abbiamo abbastanza spazio, probabilmente, per un altro secolo!».

LE TRASFORMAZIONI - Ma come sono cambiate le cose dal 2004 a oggi? «C’era uno spirito diverso, molto più pionieristico - spiega Umberto Bondi, coach “storico” del mondo ticinese delle startup. - Abbiamo visto ondate di progetti, persone estremamente brillanti, caparbie, determinate, con tantissima buona volontà... Un lavoro bellissimo. Queste persone cercavano di affrontare e risolvere temi, problemi, aspetti di tanti generi diversi, applicando la tecnologia che era disponibile in quel momento, ma, almeno all’apparenza, sembravano disinteressate a come, quando e se guadagnare soldi. Far affrontare la parte finanziaria a quegli startupper è sempre stato difficilissimo...».

Adesso, invece, tutto è diventato molto più scientifico, potremmo dire, nella selezione e nel sostegno dei progetti da avviare. Innanzitutto, dal 2022 per poter entrare all’USI Startup Centre ed essere seguiti dagli esperti del Centro occorre che il progetto sia collegato in modo diretto a ricercatori interni oppure a studenti dell’USI o della SUPSI. Anche gli ambiti di intervento sono diventati molto più “verticali” e nella maggior parte dei casi riguardano la biomedicina e l’intelligenza artificiale, cioè i due settori in cui l’innovazione ticinese è particolarmente forte.

«Far decollare una startup - conferma Francesco Lurati - resta una montagna da scalare (lo si diceva vent’anni fa e vale anche ora), ma oggi i percorsi sono molto più strutturati, con programmi di incubazione suddivisi per fasi e per settori. C’è poi il sostegno di Innosusisse e di altre realtà che portano lo startupper a capire tutta una serie di logiche di gestione, e lo aiutano a “certificare” in modo sempre più preciso il suo progetto, rendendolo così più finanziabile. Certo, il rischio rimane sempre, perchè parliamo di economia avanzata e a volte dirompente! Ma questo è il fulcro (e, mi permetto di dire, anche il fascino) delle startup: innovazione, rischio, però anche grandi potenzialità di crescita, come difficilmente avviene in altri settori».