intelligenza artificiale

Biomedicina, robot, droni,
giovani ricercatori, corridoi labirintici... Insomma, l’IDSIA

Venerdì 28 novembre 2025 ca. 7 min. di lettura
 

Siamo tornati nei grandi spazi, al Campus est USI-SUPSI di Viganello, in cui lavorano 169 tecnici, ingegneri e data-scientist. L’Istituto Dalle Molle è in forte crescita. Ne abbiamo parlato con il direttore Andrea Rizzoli
di Elisa Buson

Si torna sempre dove si è stati bene. È per questo che, a distanza di quattro anni, abbiamo deciso di varcare nuovamente la soglia dellIstituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale (IDSIA USI-SUPSI), nel Campus Est di Lugano-Viganello. Lo abbiamo fatto per scoprire come sta evolvendo la “fucina” ticinese dell’IA e, attraverso i suoi cambiamenti, capire come sta mutando a livello internazionale uno dei settori tecnologici più promettenti e, allo stesso tempo, più temuti.

La ricerca e lo sviluppo dell’IA stanno impegnando sempre più risorse umane, e questo lo si intuisce già camminando nel grande open space dell’IDSIA e nei numerosi uffici e laboratori che si susseguono in modo labirintico. «In questi anni siamo cresciuti: oggi il nostro team conta 169 persone, di cui 61 dell’USI e 108 della SUPSI», ci spiega il direttore Andrea Rizzoli, pronto ancora una volta a calarsi nei panni del nostro Virgilio. «Abbiamo più giovani, perché il numero dei dottorandi è salito a 60, e grazie a loro sta lievemente aumentando anche la presenza femminile, con la quota di donne che è passata dal 17 al 20%. Non è molto, ma è pur sempre un segnale positivo». 

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Molti dei nuovi arrivi sono stati favoriti dalla collaborazione che l’IDSIA ha stretto con il grande gruppo finanziario svizzero UBS, tra le principali banche d’investimento e gestione patrimoniale al mondo. «Abbiamo una ventina di persone dedicate a questo progetto di ricerca sull’IA applicata al mondo della finanza», precisa Rizzoli. «Lavoriamo da sempre a cavallo tra teoria e pratica, è nella nostra natura. Quando affrontiamo un nuovo problema, pensiamo sempre a quelle che potrebbero essere le potenziali applicazioni nel mondo reale. Ma se quattro anni fa il nostro impegno era equamente diviso tra ricerca di base e ricerca applicata, oggi è leggermente più sbilanciato a favore della ricerca applicata». Questo riflette un mutamento in atto nel mondo dell’IA, «che si sta lentamente allontanando dalla scienza pura per avvicinarsi sempre più all’ingegneria». 

A determinare questa nuova direzione è il cambiamento delle fonti di finanziamento: a fronte dei tagli ai fondi pubblici, cresce il peso delle aziende private e soprattutto delle Big Tech, che puntano a monopolizzare il settore. «Anche per il prossimo futuro, a causa della situazione geopolitica internazionale, si prevede un calo dei fondi pubblici per la ricerca, che probabilmente saranno destinati soprattutto alla ricerca duale con applicazioni civili ma anche militari», afferma Rizzoli. Per sopravvivere, i laboratori dovranno «sperimentare nuove forme di partnership tra pubblico e privato, ma bisognerà farlo con grande attenzione. Le aziende tendono a lavorare per obiettivi tangibili che possono essere raggiunti e monetizzati in poco tempo, ma è dalla ricerca di base, quella guidata dalla curiosità e non dall’interesse economico, che di solito nascono le idee davvero rivoluzionarie, anche se hanno bisogno di tempo per essere sviluppate».

Per questo l’IDSIA stringe partnership con aziende che sono interessate a sviluppare soluzioni concrete per migliorare la propria competitività sul mercato globale, ma che nel contempo lasciano ampi spazi alla ricerca indipendente. Un esempio è quello di Pirelli, la grande multinazionale specializzata nella produzione di pneumatici, con cui l’istituto sta collaborando per mettere a punto algoritmi e modelli da applicare nel campo della scienza dei materiali. 

Non mancano poi le collaborazioni con aziende a livello nazionale e locale, come quella con la svizzera Zumbach, che produce tubi e usa algoritmi di visione artificiale per velocizzare l’ispezione ottica dei suoi prodotti. La collaborazione è nata nell’ambito dei progetti Innosuisse dell’IDSIA, che negli ultimi anni, però, sono andati un po’ calando. «È diventato sempre più difficile acquisire i progetti, perché ci sono meno fondi a disposizione e la competizione è sempre più agguerrita», ammette a malincuore Rizzoli. «I progetti a finanziamento europeo per il momento sono più costanti, ma bisogna vedere cosa succederà ora che la Svizzera è ufficialmente entrata nel Programma quadro Horizon dell’Unione europea. Prima, i partner stranieri trovavano vantaggioso collaborare con i gruppi elvetici perché la Svizzera si autofinanziava. Vedremo quale sarà l’effetto di questo cambiamento. Di sicuro, servirà maggiore intraprendenza nel lanciare progetti guidati direttamente da noi». 

Per fortuna, l’IDSIA può contare sulla grande inventiva dei suoi ricercatori, che sono sempre più impegnati nel mettere a terra le loro idee attraverso un proficuo percorso di trasferimento tecnologico. Non a caso, in questi anni, sono nate diverse start-up di successo come Flycatcher, che sviluppa soluzioni basate sull’IA per l’ispezione e il monitoraggio di infrastrutture e impianti industriali, e la giovane In Virtuo Laboratories, che nel 2024 ha vinto la Boldbrain Startup Challenge con una piattaforma che combina intelligenza artificiale e simulazioni molecolari per accelerare la scoperta di farmaci (è in grado di esplorare fino a un miliardo di composti al giorno). 

Quello biomedicale rimane tra i settori applicativi di punta dell’IDSIA, come avevamo già visto con il modello di rete neurale sviluppato (in collaborazione con l’Imperial College di Londra e l’Università di Oxford) per studiare la fibrillazione atriale e personalizzare l’intervento terapeutico di ablazione. L’impegno nell’ambito clinico prosegue anche attraverso un altro progetto Innosuisse, con cui l’IDSIA ha recentemente avviato una collaborazione con l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) per sviluppare un sistema mirato alla gestione automatizzata delle cartelle cliniche dei pazienti. «I medici passano il 70% del tempo a sbrigare pratiche burocratiche e a compilare cartelle cliniche: noi vogliamo trovare un modo per sollevarli da questi compiti dando loro più tempo da dedicare ai pazienti», dice Rizzoli. Un team IDSIA sta già studiando gli algoritmi che permetteranno la compilazione attiva (e accurata) delle cartelle cliniche, con l’obiettivo di averli pronti per la fine del progetto, prevista per il 2028. 

Il futuro dell’IDSIA è sempre più orientato allo studio dell’impatto che queste nuove tecnologie potranno avere sulla vita quotidiana delle persone. «Proprio quest’anno abbiamo lanciato una nuova area di ricerca su IA e società, per gestire al meglio gli aspetti etici e filosofici di questa nuova tecnologia, nonché il suo impatto sull’educazione e la formazione. Per questo abbiamo già attivato una collaborazione con il Cantone per valutare l’impatto sull’educazione nella scuola primaria grazie al sostegno della Fondazione Hasler, mentre con il progetto europeo EUonAIR lavoreremo per capire quali sono le modalità migliori per usare l’IA nel settore universitario», spiega Rizzoli. «Abbiamo potenziato anche l’area di ricerca dedicata alla robotica sociale, per migliorare l’interazione degli automi con le persone». I primi esperimenti sono già stati fatti con un robot concierge capace di anticipare le intenzioni degli umani, che è stato messo alla prova in un hotel e nel Puntocittà di Lugano. In un video registrato dai ricercatori, lo si vede per esempio mentre interagisce con una bambina un po’ intimorita. Intuendo la ritrosia della piccola, il robot si ritrae gentilmente e attende che sia lei a fare il primo passo: non appena la bimba incuriosita si avvicina nuovamente, il robot concierge le offre un cioccolatino. Una scena che pare essere di buon auspicio, nella speranza che la tecnologia del futuro non sia poi così malevola come la dipingono certi film di fantascienza.