Astroturismo e ricerca scientifica: così avanza il progetto per il nuovo osservatorio sull’Alpe di Gorda

L’osservatorio sorgerà a 1800 metri di quota e verrà completato nel 2027. Sarà aperto ai turisti ma anche agli studiosi. Intervista ad Anna Faye McLeod, astrofisica locarnese che insegna all’Università di Durhamdi Elisa Buson
Il cielo stellato del Ticino, scoperto attraverso il telescopio amatoriale dello zio, le ha acceso la passione per l’astronomia. Oggi, a distanza di quasi vent’anni, l’astrofisica locarnese Anna Faye McLeod, professoressa associata all’Università di Durham nel Regno Unito, vuole trasmettere quella stessa meraviglia a studenti, curiosi e appassionati di ogni età. Per farlo, ha assunto la gestione di un progetto ambizioso: costruire un nuovo osservatorio astronomico sull’Alpe di Gorda, a 1.800 metri di quota, dove il cielo è sufficientemente buio per consentire attività di ricerca e divulgazione più avanzate di quelle condotte all’osservatorio di Carona. Ce lo spiega lei stessa a margine della conferenza “Siamo fatti della materia delle stelle”, organizzata presso il Dazio Grande di Rodi-Fiesso dalla Fondazione Dazio Grande, in collaborazione con L’ideatorio e la Casa della sostenibilità dell’Università della Svizzera italiana (USI).
«L’idea è nata più di dieci anni fa dall’associazione astronomica AstroCalina, che presiedo dal 2024», racconta McLeod. «L’osservatorio che gestiamo a Carona, tra i più antichi del Ticino, era ormai giunto al limite delle sue capacità a causa dell’inquinamento luminoso e per questo iniziavamo a sentire il bisogno di una nuova struttura. La necessità è diventata ancora più impellente dopo la chiusura nel 2020 dell’Osservatorio astronomico del Monte Generoso, che costituiva una risorsa importante per il Cantone». Così si è iniziato a lavorare al progetto di un nuovo osservatorio in Valle di Blenio. La scelta è ricaduta su questo sito per diversi motivi, sia scientifici che pratici: l’Alpe di Gorda unisce caratteristiche astronomiche idonee alle osservazioni pianificate, una strategia di sviluppo territoriale orientata al turismo culturale e sostenibile, e infrastrutture essenziali come la Capanna Gorda e la strada d’accesso, che ne fanno il luogo ideale per un osservatorio aperto alla comunità, alle scuole e all’astroturismo.
Il progetto «è molto complesso dal punto di vista tecnico e burocratico», ammette McLeod. «Prevede la realizzazione di una cupola che ospiterà il telescopio principale da 80 centimetri di diametro e due casette annesse, con i tetti removibili, dove saranno installate strumentazioni per le osservazioni controllabili da remoto». L’investimento ammonta a circa 1,5 milioni di franchi, di cui 975 mila stanziati dal Gran Consiglio con un sussidio cantonale a fondo perduto. Gli altri contributi arrivano da alcuni Comuni, come quello di Blenio, da fondazioni e finanziatori privati. «Attualmente il progetto è in fase avanzata di attuazione: è in corso la costruzione del telescopio principale e della cupola, mentre nel 2027 sarà realizzato l’edificio principale», afferma la scienziata.
PROGRAMMI DIDATTICI E TURISMO - L’obiettivo è aprire quanto prima le porte al pubblico e alle scolaresche, con attività diurne e serali. «Accoglieremo fino a una ventina di persone alla volta, una scelta che permetterà ai visitatori di attendere meno il proprio turno al telescopio e, allo stesso tempo, di dialogare più facilmente con gli esperti, facendo domande e approfondendo gli argomenti con maggiore calma», sottolinea McLeod. Le attività saranno aperte anche ai privati cittadini, alle aziende e ovviamente ai turisti. Promuovere l’astroturismo nella Valle di Blenio, infatti, è tra gli obiettivi dichiarati della nuova struttura, che rientra nella strategia delineata dal masterplan dell’Ente regionale in cui si mette in rete natura, conoscenza e attrattiva del territorio per lo sviluppo del Bellinzonese e delle Valli con orizzonte al 2035.
LA RICERCA SCIENTIFICA - L’osservatorio dell’Alpe Gorda aspira anche a diventare un nuovo punto di riferimento della ricerca astronomica ticinese. Per questo vi saranno trasferiti molti dei piccoli telescopi che ora si trovano a Carona e che sono gestiti da remoto da ricercatori di istituti svizzeri ed europei dedicati soprattutto allo studio delle stelle variabili (ovvero stelle la cui luminosità apparente cambia nel tempo svelando importanti indizi sulla loro evoluzione). Anche i dottorandi dell’Università di Durham potranno utilizzare l’osservatorio di Gorda per sviluppare e testare nuovi strumenti astronomici che saranno poi installati e utilizzati nella struttura. «È una bellissima sinergia tra un’infrastruttura locale e la formazione internazionale», sottolinea McLeod. Grazie a questa iniziativa si creerà un ambiente scientifico aperto e stimolante di cui potranno beneficiare anche gli studenti ticinesi all’ultimo anno di liceo, ai quali sarà offerta l’opportunità di svolgere attività di ricerca e campagne osservative a supporto dei loro elaborati di maturità.
Anna McLeod non porterà le sue ricerche scientifiche in Valle di Blenio semplicemente perché richiedono osservazioni talmente precise e accurate da poter essere condotte solo con dei super telescopi, come il Very Large Telescope (VLT) dello European Southern Observatory in Cile e i telescopi spaziali Hubble e James Webb. «Servono dati ad una risoluzione altissima per poter capire come le stelle massicce, attraverso i venti stellari e violente esplosioni come le supernovae, modificano l’ambiente circostante influenzando l’evoluzione delle galassie nel corso di miliardi di anni», ci racconta.
La molla che la spinge nel suo lavoro è la curiosità, o meglio, «il fastidio di non sapere», dice ridendo. «L’ho provato quando, a vent’anni, ho guardato per la prima volta il cielo con il telescopio amatoriale di mio zio. A quel tempo stavo studiando per il diploma in cure infermieristiche e facevo la volontaria del servizio ambulanza: pensavo di intraprendere una carriera sanitaria, ma poi quel cielo notturno, con gli anelli di Saturno e le lune di Giove, è stato una rivelazione, una vera epifania. Ho capito che non ne sapevo nulla e ho sentito la necessità di colmare quella lacuna. Siccome sono una tipa piuttosto competitiva e tendo a porre l’asticella sempre più in alto, ho deciso di fare un Bachelor in fisica e astronomia alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera». Non soddisfatta, ha preso anche un master in astrofisica alla Radboud University nei Paesi Bassi e un dottorato in astronomia allo European Southern Observatory e alla Ludwig-Maximilians-Universität. Grazie a fondi di ricerca è volata in Nuova Zelanda, per poi proseguire la sua carriera all’Università della California a Berkeley, con fondi della Nasa. Infine, l’approdo a Durham, dove tuttora insegna e fa ricerca ai massimi livelli.
I LEGAMI CON IL TICINO - Nonostante sia una vera giramondo, Anna McLeod ha deciso di non perdere il legame con le sue radici. «Per me il Ticino è casa: anche se non ci abito da molti anni, è qui che sono nata e ho trascorso l’infanzia e l’adolescenza», ricorda. Attraverso l’associazione AstroCalina, che gestisce un programma di corsi di astronomia e divulgazione per scolaresche e privati nella Svizzera italiana, «desidero restituire qualcosa al territorio che mi ha formato. In particolare, vorrei avvicinare i giovani all’astronomia. In Ticino sono ancora poche le persone che intraprendono questo percorso. Mi piacerebbe che, attraverso la divulgazione, sempre più ragazze e ragazzi scoprissero che una carriera nell’astronomia è una possibilità reale. Io ne sono la prova: se ce l’ho fatta partendo dal Ticino, possono farcela anche loro».