In memoriam

Addio ad Arturo Licenziati,
un innovatore che metteva
al centro le persone

Venerdì 29 maggio 2026 ca. 6 min. di lettura
Arturo Licenziati (a destra) con Andrea Alimonti, direttore dell’Istituto Oncologico di Ricerca, durante il Dies Academicus 2025 dell’Università della Svizzera italiana (foto di Alessandro Crinari)
Arturo Licenziati (a destra) con Andrea Alimonti, direttore dell’Istituto Oncologico di Ricerca, durante il Dies Academicus 2025 dell’Università della Svizzera italiana (foto di Alessandro Crinari)
 

È morto il 27 maggio. Nel 1985 aveva acquisito l’azienda farmaceutica IBSA, sull’orlo del fallimento, trasformandola in una multinazionale da un miliardo di fatturato. La vera innovazione, diceva, nasce dall’ascolto
di Paolo Rossi Castelli

La ricetta del successo, professionale e umano, a volte può essere riassunta in pochissime parole: «Nella vita l’importante è essere semplici». Arturo Licenziati, amministratore delegato e presidente della multinazionale farmaceutica IBSA a Lugano, morto il 27 maggio, rispondeva così quando qualcuno gli chiedeva di spiegare com’era riuscito a trasformare una piccola azienda (IBSA, appunto) sull’orlo del fallimento, da lui acquistata nel 1985, in un colosso da un miliardo di franchi di fatturato, e 3’000 dipendenti, con sedi in Europa, Asia, Stati Uniti. «Se una persona è semplice, come me - spiegava Licenziati, ribadendo il concetto - vede le cose in modo semplice e comprensibile per tutti, e quindi le fa…».

In realtà il cammino di IBSA non è stato così facile, soprattutto all’inizio. Ma il mix di talento e di spirito di squadra, attivato subito da Licenziati, ha dato un fortissimo impulso all’azienda, nella palazzina di via al Ponte 13 a Massagno, con l’intonaco grigio e le tapparelle verdi, dove tutto era iniziato. «C’era una gran voglia di costruire qualcosa - ha raccontato Michela Lazzaroni, all’epoca responsabile dell’ufficio acquisti, in una delle pagine del libro pubblicato l’anno scorso per il quarantesimo anniversario dell’acquisizione di IBSA. - Licenziati era sempre presente, attento a ciascuno di noi. Sapeva ascoltare, e rispondeva con estrema chiarezza e con un senso di rispetto. Era una figura paterna, molto stimata. Spesso si presentava con i caffè…».

In quel periodo Licenziati (che per rilevare IBSA aveva dovuto ipotecare la casa e investire tutti i suoi risparmi, a garanzia di un grosso prestito chiesto alle banche) conosceva tutti i dipendenti per nome. Poco prima di Natale - ricordano i collaboratori di quei primi tempi - passava a consegnare di persona le buste con la tredicesima, a Pasqua brindava nei reparti. Anche per la Festa della Donna portava le mimose. «Aveva creato un ambiente - dicono Rosalba Brogna e Maria Teresa Gilardoni, entrate in azienda qualche tempo dopo l’arrivo di Licenziati - dove ognuno si sentiva parte di qualcosa. Eravamo un piccolo gruppo che faceva tutto: dalle capsule alle pomate, dalla pesatura alla confezione. E non c’erano molte procedure scritte, si imparava sul campo, spesso a memoria, oppure si annotava su un block-notes... Lavoravamo come se fosse casa nostra. Attente agli sprechi, ai dettagli. Quando abbiamo dovuto lasciare la sede di Massagno, è stato come salutare una parte della nostra vita». Un mondo lontanissimo - aggiungiamo noi - da quello di molte aziende tecnocratiche dei tempi nostri…

IBSA si è poi sviluppata costantemente, superando anche momenti drammatici, come un incendio che aveva distrutto la fabbrica annessa alla palazzina di Massagno nel 1999. Molte strutture aziendali sono state trasferite a Grancia e altre, nuove, sono state costruite in diversi luoghi del Ticino, o al di fuori della Svizzera. Il fatturato è cresciuto in modo esponenziale: nel 1985 era di 6 milioni di franchi svizzeri; nel 1995 è salito a 65 milioni; nel 2005 è passato a quasi 300 milioni; nel 2015 a 450 milioni. Infine nel 2025 al miliardo di franchi.

Tutto questo non è stato ottenuto, naturalmente, solo con la semplicità. Ci sono volute tutte le quattro C di una formula spesso citata da Licenziati: costanza, coraggio, cervello e colpi di fortuna. «È come quando si va al Casinò - spiegava scherzando: - se dici rosso ed esce rosso, hai vinto; se esce nero, hai perso. Ci vuole fortuna! Se non c’è quella, se non arriva, fallisci!»

Licenziati ha avuto la capacità di “vedere oltre”, di essere un visionario nel senso più nobile del termine. Ha recuperato molecole già esistenti, ma con formulazioni nuove, per renderle più efficienti e offrire un maggiore sollievo ai pazienti. Ha preso ispirazione da “plaster” giapponesi (evoluzione degli impacchi) per mettere a punto uno dei prodotti di maggiore successo di IBSA, il Flector (uno speciale cerotto antinfiammatorio medicato). Ha affinato le tecniche per ottenere ormoni e altre sostanze destinate alla fertilità assistita. È diventato leader nella produzione internazionale di acido ialuronico. Ha avviato laboratori con più di 300 ricercatori, tuttora in costante crescita, e ha deciso di sostenere startup ticinesi impegnate in studi immunologici d’avanguardia.

“Licenziati ha costruito un modello imprenditoriale unico, convinto che la vera innovazione nasca dall’ascolto delle Persone - ha scritto l’azienda in un comunicato stampa. - Da questa idea ha preso forma la filosofia di IBSA: sviluppare soluzioni terapeutiche che possano migliorare la qualità di vita anche attraverso la semplicità d’uso, favorendo una maggiore aderenza alle terapie”.

Ma Licenziati (che era originario di Roma e, prima di acquisire IBSA, aveva lavorato con successo come dirigente della Zambon e del gruppo Merck Sharp & Dohme) ha anche voluto restituire al territorio in cui si era stabilito, il Ticino, una parte di quello che aveva ricevuto. Così nel 2012 è nata la Fondazione IBSA, senza fini di lucro, diretta da Silvia Misiti, per diffondere la cultura scientifica, le “contaminazioni” fra arte e scienza e gli studi sul valore terapeutico delle attività culturali, grazie anche a collaborazioni con l’Università della Svizzera italiana (USI), il LAC, il MASI, la Divisione cultura della Città di Lugano, e altre istituzioni ancora. Anche il sito Ticino Scienza è edito dalla Fondazione.
Fra le tante iniziative di Licenziati, vanno ricordate le borse di studio che la Fondazione elargisce agli studenti del Master in medicina dell’USI, fin dagli esordi della Facoltà di scienze biomediche (nel 2017), per aiutarli a pagare una parte consistente delle tasse universitarie. Come riconoscimento per questo supporto al corso di laurea, Licenziati l’anno scorso era stato nominato membro onorario dell’USI, durante il Dies Academicus.

Licenziati ha lasciato anche “tracce architettoniche” importanti nel Cantone, come lo stabilimento Cosmos a Pian Scairolo, inaugurato nel 2022: un edificio che non sembra assolutamente una fabbrica, e invece lo è, con strutture di assoluta eccellenza, ma accolte in un ambiente elegante. «La ricerca della bellezza ha sempre accompagnato la mia vita - diceva l’imprenditore. - Quando si entra in un ambiente piacevole, e si rimane lì a lavorare per otto ore al giorno, la bellezza fa la differenza: ti apre il cuore e la mente».